Noterelle – I mille volti dell’identità ebraica
Quando mi è stato chiesto di collaborare a questa rubrica, ho avuto due esitazioni. Innanzitutto temevo di generare imbarazzo fra chi mi stava autorevolmente accanto. In passato mi è capitato spesso di sostenere idee eterodosse. Eppure questo nuovo portale mi pareva un’occasione da non perdere. Quando stavo per cedere ecco allora subentrare una seconda preoccupazione: accettando l’invito, avrei dovuto fare accompagnare i miei scritti da una fotografia. “Per favore, lasciatemi nell’ombra!”, avrei dovuto implorare, con Gadda traducendo signorilmente la norma di Esodo che vieta di “farsi immagine” anche agli ebrei eretici e modernizzanti.
Mi piacciono i disegni infantili, i pupazzetti, dietro i quali nascondere il proprio volto. Non vorrei adesso creare imbarazzo agli illustri colleghi, che scrivono i loro pensieri accanto ai miei; taluni sono cari amici, il loro volto si sono sentiti di mostrarlo. Così ho pensato di fare loro una dedica: all’ebreo fortunato Vittorio Dan Segre, che dal mio amatissimo Piemonte di rito Appam ci manda sulfurei aforismi pieni di saggezza, regalerei i disegni di Joseph Budko, che adornano l’edizione Israel del Rabbi di Bacharach di Enrico Heine (Firenze,1926). All’amico David Bidussa, che condivide con me la passione per lo studio del fascismo e dell’antifascismo, dedicherei il pupazzetto di Ernesto Rossi su Riccardo Bauer, nella serie che adorna Le nostre prigioni di Massimo Mila. Dalla stessa serie ritaglierei, per l’amica Anna Foa, il pupazzetto di Ernesto Rossi che ritrae suo padre: vale per me più delle fotografie di Vittorio Foa, che vediamo sui giornali. Pupazzettava amabilmente anche Carlo Michelstaedter.
Tuttavia, memore delle frasi di Nello Rosselli sulla religione della famiglia, ho resistito sull’immagine e optato infine per i pupazzetti disegnati da uno dei miei figli (temo dopo averlo, in tenera età, a lungo costretto ad ascoltare lezioni noiosissime o conferenze interminabili). L’immagine è scelta qui per ricordare a chi avrà la pazienza di leggermi che l’identità ebraica è plurale, i volti dell’ebraismo tantissimi. Uno di questi, forse, è anche il mio.
Alberto Cavaglion