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Questa sera sarà presentato un nuovo libro (Un paese non basta, il Mulino) di Arrigo Levi, il famoso giornalista ebreo modenese che racconta la storia della sua vita fino alla fine degli anni ’50. Ciò che interessa tra l’altro in questa storia è la complessa vicenda identitaria ebraica di una famiglia deliberatamente “laica” che si scontra con la persecuzione razzista e riscopre a suo modo il legame con l’ebraismo. Levi fu volontario in Israele nella guerra del ’48. Nella sua unità combattente, racconta nel libro, c’era solo un soldato che per la preghiera quotidiana si metteva i tefillin: “gli altri lo guardano con indifferenza… lui, in mezzo agli altri, sembra diverso” (pag. 203). Sono righe che fanno ricordare come ai margini della recente guerra su Gaza ci siano state anche polemiche avvelenate sul ruolo degli ebrei osservanti nell’esercito, che se trovano le scuse per non andarci vengono criticati e se partecipano vengono criticati lo stesso. Infinito tormento della condizione ebraica, in perenne ricerca di coerenza con le sue radici.

Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma

Centoquaranta esseri umani, in pericolo di vita su una nave respinta da un porto all’altro, saranno sbarcati in Italia per ragioni di emergenza umanitaria. Curati, rifocillati, salvati dalla morte. E’ una decisione molto giusta, e come cittadina italiana sono sollevata che il mio Paese l’abbia infine presa, che abbia posto la salvezza delle vite umane al di sopra di ogni altra considerazione. Di fronte alle stesse scelte, Malta ha deciso invece di anteporre ragioni politiche e di opportunità a quelle umanitarie. Di navi cariche di profughi disperati, sballottate da un porto all’altro senza accoglienza da parte di nessuno, è piena la storia recente degli ebrei: l’Exodus, per esempio, ma anche, meno conosciuta ma più tragica, la St. Louis, la nave respinta prima da Cuba e poi dagli Stati Uniti nel 1939, con il suo carico di novecento ebrei, restituiti alla morte nazista in Europa. Quando guardo le immagini del Pinar, è questo che mi torna alla mente.

Anna Foa, storica