La svolta di Obama
L’interessante analisi di David Bidussa sulla svolta della politica estera di Obama mi ha suscitato alcune riflessioni: 1) La svolta del Presidente Usa, i cui elementi erano già evidenti in campagna elettorale, è per ora legata, ad esempio nei confronti dell’Iran e del Venezuela, agli annunci e alle importanti parole, a cui fino ad oggi, non per causa di Obama non sono ancora seguiti fatti significativi. 2) La svolta energetica dell’aministrazione statunitense, già presente però in California, era un trend già in atto, al quale gli Usa sono arrivati dopo l’Europa (per una volta) e molti altri Stati del mondo, questo però non determina immediatamente il supposto “abbandono del paradigma petrolifero”. L’interesse per le fonti energetiche fossili del Medio Oriente, è ancora alto per la Cina e per l’India per esempio e considerando che le fonti alternative potranno coprire il 30% del fabbisogno, penso che l’interesse degli Usa per quell’area si potrà attenuare forse, ma non scomparirà presto. Per quanto riguarda il “conflitto di civiltà” supposto che si voglia chiamarlo così, se è vero che è stato delegittimato da una parte (giustamente) non lo è certo da tutti (purtroppo) e mi sembra siano presenti alcune minacce oggettive alla pace mondiale. A questo proposito ricordo che la politica dell”appeasement” ha portato alla Seconda Guerra Mondiale. In questo quadro la difesa del diritto dello Stato di Israele, auspicabilmente in pace con tutti i suoi vicini, non perde alcun significato, anzi e parlare di antisemitismo o meglio adottare misure democratiche per attenuarlo, con gli strumenti della cultura e dell’ educazione, mi sembra un dovere.
Detto ciò è forse superfluo sottolineare che l’identità ebraica non può essere solo lotta all’antisemitismo e difesa di Israele, ma come sempre avvenuto in passato, produzione culturale, religiosa, tradizionale e laica.
Riccardo Hofmann, Consigliere dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane