Durban 2 – Diario. La vergogna, la Memoria

C’è poco, davvero poco, di ordinario in questo 20 aprile del 2009, a Ginevra. Un giorno in cui può succedere che una conferenza internazionale convocata per combattere ogni discriminazione razziale venga inaugurata dal presidente di una delle più grandi nazioni del mondo con parole d’odio e di violenza pura contro un altro Stato. Può succedere che nel giorno che da sessant’anni rappresenta nel calendario ebraico il momento di più intenso raccoglimento e riflessione nel ricordo della Shoà, che quest’anno coincide sinistramente con la data di nascita del dittatore che quello sterminio pianificò, l’unico leader mondiale che osi negare l’esistenza delle camere a gas possa salire sul podio più alto del mondo per propagandare le sue folli idee. Lo sgomento nel mondo ebraico e nelle capitali occidentali è grande e i fantasmi del passato riappaiono mai così minacciosi.
Eppure, rispetto alle fosche attese della mattinata, questa giornata si rivela straordinaria per ragioni del tutto inattese. Memoria e azione: in questi due momenti così strettamente correlati tra loro, anzi indispensabili l’uno all’altro, si condensa la risposta delle organizzazioni ebraiche riunitesi in forza a Ginevra contro quest’affronto. Può succedere, dunque, che l’attenzione del mondo venga catturata non tanto dal vuoto e assurdo blaterare di Mahmoud Ahmadinejad, ma dal gesto irriverente di un giovane ebreo francese, Raphael Hadad, che in pochi secondi di plateale protesta riesce a capovolgere l’ordine dei titoli sulle prime pagine di mezzo mondo. Eccola, dunque, la reazione degli studenti ebrei: non soltanto i due finti clown che costringono il presidente iraniano ad interrompere un discorso neppure cominciato per denunciare la “pagliacciata” rappresentata da una Conferenza distorta dal principio, ma anche una giornata di manifestazioni senza sosta dentro e fuori le Nazioni Unite. “Shame” – vergogna – è il grido unanime con cui una folla di giovani, rigorosamente dotati di naso rosso, accolgono Ahmadinejad al suo ingresso nella sala della conferenza stampa
C’è spazio tuttavia, nel corso della giornata, anche per emozioni di segno ben diverso. Può succedere infatti di assistere, poche ore dopo, a una delle commemorazioni della Shoà più profonde e toccanti mai organizzate, quando – subito dopo la conclusione della prima sessione di Durban 2 – la Place des Nations antistante il grande Palazzo dell’ONU si riempie di una folla silenziosa che proprio in un giorno come questo non vuole dimenticare le lezioni della Storia. Di straordinario, in questo caso, c’è soprattutto un uomo, Elie Wiesel, che sferza gli animi con la forza della sua testimonianza e più ancora con le domande senza risposta che egli evoca. Scuote la mente e il cuore, dunque, lo sconcerto con cui Wiesel domanda e si domanda ancora e ancora come l’uomo possa aver compiuto quell’orrore, come altri uomini non abbiano saputo fermarlo in tempo, e se il mondo imparerà mai la lezione della Shoà.
“Se neppure Auschwitz ha potuto guarire il mondo da quel male terribile che è l’antisemitismo, che cosa mai potrà farlo?” Le parole del Premio Nobel per la Pace riecheggiano nel cielo ancora azzurro di Ginevra, senza risposta. E ancora, sul piano più strettamente diplomatico, rimane irrisolto il grattacapo per le nazioni occidentali di come far fronte a una situazione internazionale quanto mai intricata e pericolosa. Di mai visto, in questo giorno, c’è certamente anche l’uscita delle delegazioni di decine e decine di Stati dalla sala delle Nazioni Unite in cui un capo di Stato sta conducendo la propria allocuzione, ma di certo – come sottolinea in serata lo stesso ambasciatore di Francia – questa non potrà diventare la regola ed un grande lavoro aspetta la diplomazia internazionale.
Mentre la Conferenza di Durban 2 continua all’interno dell’ONU, sono dunque interrogativi di questo spessore storico ad addensarsi attorno ad essa. Ma non c’è altra strada – lo suggerisce lo stesso Elie Wiesel – se non quella di onorare ogni giorno la memoria della Shoà in una ricerca senza sosta “di verità, di giustizia, di fratellanza, d’amore”. Quando non c’è speranza – diceva Albert Camus – non resta che inventarla.

Simone Disegni

(in alto un’immagine tratta dal quotidiano Haaretz, 20 aprile 2009 – la vignetta recita: “Le abbiamo riservato una suite. Ci sono state alcune cancellazioni” )

Un pensiero su Durban 2

“Gli dei accecano coloro che vogliono perdere”. (Giulio Cesare, De Bello Gallico)
Vittorio Dan Segre, pensionato