Durban 2 – Diario. Clown e diplomazia
Badge sì, badge no: il grande gioco dell’accreditamento alle Nazioni Unite domina questo secondo giorno della Conferenza di Durban 2, e di ora in ora si fatica davvero a capire il valore del tesserino che abbiamo al collo. Dunque: a seguito delle vivaci proteste del primo giorno contro Ahmadinejad, il personale dell’ONU decide di togliere l’accreditamento all’intera delegazione dell’European Union of Jewish Students ( EUJS). Ma la Conferenza è appena iniziata, e quell’organizzazione risulta iscritta regolarmente come ONG all’interno del Comitato Economico e Sociale dell’ONU. E soprattutto la protesta è stata pacifica e festosa. Si negozia, quindi, per tutta la mattinata; finalmente viene raggiunto il compromesso, e a patto che siano banditi cartelli e nuove proteste dentro la sede siamo riammessi alla Conferenza. Funziona davvero, allora, questa diplomazia! Non per molto, però, perché nel frattempo i giovani ebrei francesi hanno organizzato una propria delegazione e, giunti in forza a Ginevra, inscenano nel pomeriggio una nuova protesta nell’ormai tipico stile “pagliaccesco” nella grande hall centrale. Stavolta la sicurezza interna non è più disposta a tollerare, ed i protagonisti della protesta vengono molto gentilmente accompagnati all’uscita, non prima di essere identificati uno ad uno.
Risultato: poche ore dopo, l’accreditamento della EUJS viene nuovamente sospeso. E come spiegare, ora, a un personale un po’ confuso da un mare di sigle similari di ONG che no, noi non rappresentiamo l’UEJF (Union des étudiants juifs de France), ma la EUJS, e che meno ancora c’entrano l’AJC (American Jewish Committee), la WUJS (World Union of Jewish Students) o l’EJC (European Jewish Congress) e così via. E sì alcuni di noi discutono correntemente in francese, ma non veniamo da Marsiglia, né da Lione, o da Grenoble, né le ragazze conservano scorte di parrucche colorate nelle borse. Un po’ troppo complicato, in effetti, e dunque di nuovo niente badge per entrare dentro l’ONU.
Poco male, in ogni caso. Perché nel pomeriggio è da giorni prevista la manifestazione fuori dal palazzo assieme ai rifugiati dal Darfur per riportare di nuovo l’attenzione del mondo su quella tragedia, su quel nuovo genocidio di cui troppo poco si parla, e contro il quale la comunità internazionale ancora esita a prendere iniziative forti, anche in questa sede. Non è la prima manifestazione convocata da un’organizzazione ebraica per sostenere questa causa, con in testa ben chiaro il messaggio del “Mai più” reiterato ancora una volta nel giorno della commemorazione della Shoà; ma fa davvero un bell’effetto vedere uomini e donne in costumi tradizionali africani manifestare festosamente insieme a tanti giovani europei, israeliani e americani.
E poco male, in fondo, anche perché poco dopo giunge la notizia che – un po’ a sorpresa – gli Stati presenti hanno raggiunto il compromesso sul documento finale della Conferenza, una risoluzione depurata dai riferimenti più oltraggiosi nei confronti d’Israele, che afferma senza remore l’importanza della memoria della Shoà nel quadro della lotta al razzismo e che sembra aver risolto persino la spinosa questione della diffamazione delle religioni, anche se rimane inalterato il primo paragrafo che riconferma la validità dell’intero documento adottato nel 2001. Si può discutere, a questo punto, se la scelta di boicottare dal principio la Conferenza sia stata la più saggia, o se non sia stata più azzeccata la strategia di un lavoro « dall’interno » adottata da molti Paesi europei. Rimane poco chiaro, in ogni caso, quali altri lavori svolgerà la Conferenza nei tre giorni restanti di convocazione, dato che sembra che il testo concordato non sia più aperto ad ulteriori emendamenti. La seconda giornata, per noi studenti, si chiude infine con un grande barbecue in un incantevole parco di Ginevra. Animato, neanche a dirlo, da uno spettacolo di magia. Niente contestatori, tuttavia: almeno per questa volta, i clown sono artisti veri.
Simone Disegni