Crisi 3 – Mangiare kasher e far quadrare i conti

“Non sprecare”, “Come sopravvivere felicemente alla crisi economica”, “La crisi economica mondiale”, “La clessidra rovesciata” sono solo alcuni dei tanti volumi usciti negli ultimi mesi nelle librerie di tutta Italia, un mare di parole per studiare, esaminare, cercare soluzioni alla crisi economica mondiale.
Libri, giornali, trasmissioni televisive un tam tam mediatico esasperante, non si sente parlare che di crisi dei mercati finanziari, del crollo delle Borse, di fabbriche costrette a mettere in cassa integrazione i propri operai, di famiglie che non riescono ad arrivare alla terza settimana del mese, di case in offerta speciale, di blocco dei consumi e di commercianti che pur di scongiurare un’ulteriore frenata di quest’ultimi sbracano i prezzi.
La discesa dei cartellini investe ogni settore: scende il prezzo delle auto, delle moto, dell’abbigliamento, della telefonia mobile, dei televisori, degli affitti commerciali, mentre il settore alimentare, forse perché risente maggiormente dell’aumento dei costi delle materie prime non conosce discesa, fare la spesa costa sempre di più.
E i prodotti kasher? Come vivono la crisi i proprietari delle distribuzioni di prodotti kasher?
“La mia opinione è che la Comunità Ebraica romana sia molto particolare, dice Fabio Di Consiglio, proprietario del Kosher Point in via Garbasso a Roma in zona Marconi, la maggior parte dei miei clienti non è mai stata fissata con la ricerca di prodotti kosher certificati, si accontenta comperare prodotti consentiti sui banchi dei supermercati controllando gli ingredienti utilizzati e la provenienza”.
– E la crisi?
“Sì, abbiamo risentito della crisi in questo periodo, se già prima la gente usava rivolgersi ad alternative non certificate, oggi questo fenomeno si è accentuato. Allo stesso tempo la Comunità romana è originale per il suo non rinunciare invece alla carne kasher, gli ebrei romani amano la carne e la comprano sempre per cui non ho rilevato cali di vendite in questo settore ”.
Tendenza confermata anche dalla proprietaria della macelleria Mister Meat di Milano “Può richiamare più tardi per favore?” dice con voce piuttosto sbrigativa mentre le chiediamo se le vendite risentono della crisi economica “La crisi economica? Qui non abbiamo un attimo di tempo, ho il negozio pieno, ma quale crisi?”
Eppure proprio per venire incontro alle problematiche economiche di chi mangia kasher o di chi vuole farlo, la Comunità Ebraica di Roma ha da poco istituito una società, la Kocer, che si occupa dell’importazione di carne kasher surgelata a prezzi calmierati: “E’ tutto predisposto, abbiamo preso i contatti e presto saremo in grado di fornire carne kasher congelata a prezzi competitivi agli iscritti della Comunità, spiega Jacques Luzon, assessore all’organizzazione scolastica della Comunità Ebraica di Roma e presidente del Consiglio di amministrazione della Kocer, “Si tratta di un progetto in atto ma che non ha ancora preso avvio, l’idea è quella di fornire della carne congelata di buona qualità, proveniente da altre parti d’Italia o dall’estero, a prezzi contenuti. Questa carne sarà distribuita a tutte le macellerie kasher di Roma.”
Un aspetto forse indipendente dalla crisi economica viene rilevato da due delle principali tavole calde kasher chalavì, Pane al Pane e C’è Pasta e Pasta, il primo nella zona di piazza Bologna e il secondo al quartiere Portuense, che registrano un consistente afflusso di clienti nel fine settimana e un lavoro più tranquillo durante la settimana. “Non so dire se questo fatto dipende dalla crisi economica, osserva Miriam Zarfati, proprietaria assieme a Fulvio Di Porto del negozio C’è Pasta e Pasta, specializzato nella preparazione di pasta all’uovo di tutti i tipi e di piatti caldi pronti, “Certo è che in momenti di crisi si tende a risparmiare un po’ su tutto e quindi è più facile che si mangi fuori casa solo nel fine settimana. Per quanto riguarda la vendita della pasta fresca, non ho notato un cambiamento negli acquisti delle persone, gli articoli che vendiamo di più sono gli agnolotti e i ravioli”.
“Sì la crisi economica influisce negativamente anche sulle vendite delle cose più semplici, come il pane o la pizza, dice Elvis Dabuch, 31 anni titolare del negozio Pane al Pane, per quanto riguarda la tavola calda alcune persone anziché sedersi a mangiare ora si limitano a prendere un tramezzino”.
“Abbiamo aperto da due anni, dice invece David Moscati del Bet Kosher in via Pascarella, e devo dire che abbiamo avuto un incremento nelle vendite, non una flessione certo non possiamo far riferimento a un lungo periodo, ma devo dire che per il momento siamo piuttosto soddisfatti, gli articoli che si vendono di più sono gli affettati, i formaggi, alcuni tipi di surgelati, mentre i biscotti si vendono di meno”.

Insomma che la crisi economica pesi sul bilancio delle famiglie ebraiche è fuori di dubbio, ma dai dati rilevati non si può certo affermare che la vendita dei prodotti kasher abbia subito una flessione a causa di essa, forse quello che è cambiato è la mentalità delle persone il loro modo di fare acquisti le loro priorità, abbiamo rilevato ad esempio che vi sono altri ambiti in cui le famiglie cercano di fare dei tagli come quello delle rette scolastiche dei ragazzi iscritti alle scuole ebraiche.
“Il problema sembra correlato ma non lo è tanto, spiega l’assessore all’organizzazione scolastica Luzon, la difficoltà delle famiglie ebraiche è evidente, il genitore che prima pagava la retta con una certa difficoltà ora ne ha di più, ma il problema sta a monte e cioè: il contribuente della Comunità di Roma che fino a ieri ha pagato la retta scolastica sentendola come parte dei doveri correlati alla sua appartenenza alla Comunità ora si sente giustificato a chiedere che la Comunità dia un sostegno. Questa è la reale difficoltà in cui ci stiamo imbattendo”.

Lucilla Efrati e Valerio Mieli