Moked – Nuove frontiere per l’educazione ebraica

A vederla con quel suo modo calmo e pacato non lo diresti eppure è stata lei a provocare una vera e propria rivoluzione nel modo di concepire l’insegnamento delle materie ebraiche nelle scuole italiane attraverso l’organizzazione di una rete di collaborazione che ha unito e uniformato i programmi di insegnamento delle materie ebraiche nelle scuole di Roma, Milano, Trieste e Torino. Odelia Liberanome Bedarida, fiorentina sposata un figlio di 15 anni, è il coordinatore del Centro Pedagogico una struttura inserita nel Dipartimento Educazione e Cultura dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, che ha sede operativa e logistica presso la Comunità Ebraica di Firenze.

Odelia, parlaci del Centro Pedagogico
L’attuale struttura del Centro Pedagogico nasce nel 2002 in seguito alle richieste formulate nella Conferenza programmatica sull’educazione ebraica svoltasi a Montecatini nel novembre 2001.
Da quel dibattito sullo status e sulle prospettive dell’educazione ebraica in Italia, scaturirono importanti richieste, sulle quali il Centro Pedagogico del DEC, di lì a breve istituito, ha in seguito lavorato: la necessità di un confronto su un possibile curriculum scolastico comune, la richiesta di un costante aggiornamento professionale per gli insegnanti, la diffusione di materiale didattico appropriato e adatto ai vari ordini scolastici, la rilevanza della lingua ebraica come fondante elemento educativo.
Il Centro Pedagogico si sviluppa quindi per fornire un supporto all’educazione formale e non formale in Italia, attivando, sostenendo e implementando percorsi formativi mediante attività, relazioni, corsi, sia presso le strutture educative esistenti, che presso le Comunità ove queste strutture sono presenti in forma minima o nulla.
Oggi le aree di intervento del Centro Pedagogico sono concentrate principalmente nell’ambito dell’educazione formale. Da un lato le strutture scolastiche comunitarie, presenti a diversi livelli nelle quattro comunità di Roma, Milano, Torino e Trieste. Dall’altro i Talmud Torà delle piccole e medie Comunità. Ed infine le scuole per l’infanzia, presenti a livello nazionale in molte Comunità, con struttura e modalità diversificata, a seconda che esse costituiscano una vera e propria struttura scolastica, o che si configurino come un Talmud Torà di età prescolare.
Perché la sede operativa è a Firenze?
La scelta di Firenze come sede del Centro Pedagogico è frutto di una scelta politica dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, quando assessore alla cultura e all’educazione era il consigliere Saul Meghnagi. Questa scelta è scaturita in un accordo con la Comunità Ebraica di Firenze che ha messo a disposizione le strutture. Il fatto che io abiti lì non è indicativo, io sarei stata disposta anche a trasferirmi a Roma alcuni giorni della settimana, si tratta proprio di una scelta meditata dall’UCEI.
Quali sono i principali obiettivi realizzati dal Centro Pedagogico?
Innanzitutto, come già preannunciato, la costituzione della rete delle Scuole ebraiche attraverso un protocollo di intesa denominato Galgal. Questo ha portato alla creazione di un Forum dei Presidi, attivo da tre anni, una struttura oggi consolidata con un calendario di incontri stabilito nel corso dell’anno scolastico e più di recente, un Forum dei vicepresidi e collaboratori alla direzione. Dalla creazione dei due Forum sono scaturiti alcuni seminari nazionali a cadenza annuale e l’adozione di programmi di studio comuni per l’insegnamento della lingua ebraica. Dai primi incontri di coordinamento e interventi formativi per il Progetto lingua ebraica del 2002, le Scuole hanno oggi a disposizione una ampia serie di progetti e percorsi articolati che riflettono le varie aree di supporto all’educazione ebraica, frutto di una costante sinergia di intenti fra le istituzioni e il Centro Pedagogico.
Parlaci del progetto di collaborazione con la Scuola di Studi sull’Olocausto di Yad Vashem
Questo progetto è in corso da tre anni, ed ha visto l’organizzazione di tre seminari (uno a Firenze e due in Israele) sulla didattica della Shoah. Nell’autunno scorso il secondo gruppo di 24 insegnanti, ha seguito un Seminario di formazione sulla didattica della Shoah e dell’antisemitismo presso la Scuola di Yad Vashem a Gerusalemme, appositamente preparato per scuole ebraiche e Talmud Torà italiani. Sono così circa 50 gli insegnanti formati in modo omogeneo e altamente specializzati su questo tema. Il percorso di collaborazione con Yad-Vashem proseguirà con attività e formazione sia in Italia che in Israele. Abbiamo infatti in programma un seminario di secondo livello, con l’approfondimento di tematiche riguardanti appunto l’antisemitismo e la Shoah a Gerusalemme al quale parteciperanno 25-30 insegnanti .
Che cos’è invece il Progetto TalAm?
Da circa due anni il programma TalAm per l’apprendimento della lingua ebraica è adottato nelle quattro scuole primarie nazionali. Ciò costituisce un terreno comune di confronto sulla programmazione dei contenuti e di valutazione degli obiettivi raggiunti. Perseguire e ottenere un curriculum comune, così come richiesto dalla conferenza di Montecatini 2001, è utilizzare strumenti comuni ed avere una comune finalità per la formazione dei ragazzi non essendo possibile una programmazione identica per tutti, che mal si adatterebbe a realtà organizzative, strutturali demografiche e sociali diverse. Un simile approccio vale anche per i Talmud Torà, da sempre linfa vitale per le piccole e medie Comunità.
Quanto è difficile per te lavorare in una sede diversa da quella in cui si trovano le strutture principali dell’UCEI e, tutto sommato, da sola?
Qualche volta soffro un po’ perché credo molto nel lavoro in team, la mia determinazione è nata dall’esperienza nella Scuola di Torino dove ho insegnato per cinque anni e dove ero coordinatrice delle materie ebraiche, in quel contesto mi sono resa conto della necessità del confronto con altre realtà simili. Ho ritenuto che la rete delle scuole fosse indispensabile, che fosse indispensabile che questa gente si conoscesse. L’importante per me era creare un’utenza, ma all’inizio non avevo nulla se non il lunario delle Comunità.
Quale è il tuo sogno nel cassetto?
Non ritengo conclusa la mia esperienza nel Centro Pedagogico, perché vedo ogni giorno l’evolversi di una situazione e i progressi che si fanno anche in condizioni non facili, credo molto in quello che faccio e sono una persona ottimista, che non si lascia spaventare dalle difficoltà. Il mio sogno è una grande interazione fra tutti, scuole insegnanti, Comunità. Un dialogo sereno e un confronto positivo: a volte ci si intoppa su piccole cose e si perde l’obiettivo principale, che è una migliore educazione per i nostri ragazzi…

Lucilla Efrati