Moked primaverile 5769 – Educazione ebraica, la direzione possibile

Quali sono le domande scomode che i figli pongono ai genitori? Quale rapporto c’è fra educazione e pensiero ebraico contemporaneo? Quali politiche educative sono attuabili? Quale offerta educativa si adatta maggiormente ai giovani di oggi? Quale è il ruolo attribuibile all’educazione? A queste e ad altre domande ancora si cercherà di rispondere nei quattro giorni di studio al Moked primaverile a Milano Marittima. Una formula diversa quella studiata per questo Moked, che non prevede il susseguirsi di interventi e conferenze di esperti o almeno non soltanto questo, ma un percorso comune fra esperti e pubblico presente in sala per cercare di capire in quale direzione va l’educazione ebraica e quali possibilità si offrono ai nostri giovani.
“Abbiamo iniziato a lavorare sugli argomenti che ci sembrava più interessante affrontare qualche mese fa, dice Ilana Bahbout coordinatore di attività del Dipartimento educazione e cultura dell’UCEI, che per questo Moked si è occupata, insieme al rav Roberto Della Rocca, della selezione dei relatori e degli argomenti da approfondire. Abbiamo organizzato una riunione con tutti gli operatori degli enti che si occupano di cultura, ma ci siamo subito resi conto che ciascun ente era preso da impegni precedentemente assunti. Un’idea che però è scaturita da quella riunione è stata di organizzare dei workshop di confronto, non una conferenza a cui il pubblico partecipa in maniera passiva quindi, ma un luogo dove far nascere nuove idee. La scelta dei relatori è stata molto attenta: a fianco ad interventi di rabbanim e insegnanti delle varie Comunità, come il rav Benedetto Carucci Viterbi, il rav Roberto Colombo, il rav Gianfranco Di Segni, il rav Giuseppe Momigliano, Sonia Brunetti Luzzati, pedagogista e vicepreside della scuola ebraica di Torino o Anna Arbib direttrice del settore ebraico della scuola materna e primaria di Milano, ci saranno relazioni di esperti come il neuropsichiatra Gavriel Levi e il pedagogista Jonathan Cohen. Dan Segre, esperto di coaching, svolgerà un’attività interattiva per far emergere le difficoltà che si pongono fra genitori e figli”.
“Questo Moked dovrà porre le basi per iniziare a operare un ragionamento sull’educazione tema che sarà affrontato sia dal prossimo Consiglio UCEI aperto a Presidenti di Comunità e rabbini sia dal prossimo Congresso, precisa rav Roberto Della Rocca, che spiega anche quanto sia difficile coniugare le diverse esigenze dei partecipanti: ” Soddisfare a pieno le diverse esigenze sociali culturali ricreative logistiche degli ebrei italiani è molto difficile, ci siamo quindi convinti di realizzare due edizioni del Moked durante l’anno, uno da realizzarsi in una piccola Comunità e l’altro in una località di attrattiva turistica che facilita la coniugazione fra cultura e relax e che in ragione di questo attiri molte più persone, in questo senso Milano Marittima con la sua spiaggia, con le sue strutture alberghiere, con i suoi servizi ha rivestito per molti anni e continua a costituire una località di grande richiamo.
All’obiezione sollevata da molti rispetto ai costi eccessivi del Moked, rav Della Rocca risponde che “il problema dei costi ha costituito sempre un limite alla partecipazione di molte persone, aggravato in questo momento dalla sopravvenuta crisi economica. La Giunta UCEI si è rivelata molto sensibile a questo problema decidendo di fare ingenti sconti e offerte promozionali per agevolare la partecipazione al Moked soprattutto di quelle famiglie che hanno maggiori difficoltà. Sono dispiaciuto che le Comunità italiane non abbiano ancora raccolto l’invito di inviare una famiglia al Moked assumendone in toto o in parte gli oneri finanziari. In questo modo potrebbero partecipare almeno 20 famiglie in più. Due anni fa ho partecipato al Limud, presso l’Università di Birmingham, una sorta di Moked che organizzano le Comunità ebraiche inglesi, dove erano presenti 3200 persone che seguivano assiduamente tutte le conferenze. Tutti indistintamente eravamo alloggiati nei dormitori universitari con i bagni comuni e mangiavamo in modo molto spartano nella mensa universitaria. I costi erano sicuramente più bassi rispetto ai nostri, ma mi domando se gli ebrei italiani sarebbero disposti ad accettare questa formula per partecipare a un Moked “.

Lucilla Efrati