Un ricordo perenne di Anna Politovskaja e altri 5 eroi nel Giardino dei Giusti

“C’è un albero per ogni uomo che ha scelto il Bene” dice un’iscrizione sul cippo principale all’ingresso del Giardino dei Giusti di Milano, il parco sorto nel 2003 sulla scia di altri già esistenti a Gerusalemme, in Armenia e a Sarajevo. Tanti alberi piantati per ricordare le persone comuni che hanno cercato di salvare degli esseri umani dalla persecuzione, che si sono opposti ai genocidi o alla cancellazione della loro memoria. E ora, altri sei nomi si sono aggiunti agli altri già esistenti in una cerimonia svoltasi ieri alla presenza del sindaco di Milano, Letizia Moratti, e di altri rappresentanti del mondo politico fra cui il Presidente del Consiglio Comunale di Milano Manfredi Palmieri, l’onorevole Emanuele Fiano, il Presidente del Comitato per la Foresta dei Giusti, Gabriele Nissim, rappresentanti della Regione, oltre alla vicepresidentessa Ucei, Claudia De Benedetti, al Presidente della Comunità Ebraica di Milano, Leone Sued e a vari consiglieri della Comunità di Milano.
Un pruno, piantato dalla figlia Vera, ricorda Anna Politkovskaja, la giornalista russa assassinata a Mosca per aver denunciato i massacri di civili in Cecenia, (nell’immagine in alto il Presidente Manfredi Palmieri a fianco all’albero piantato per la giornalista), gli altri cinque ricordano Hrant Dink, assassinato a Istanbul, Dusko Condor, il professore di filosofia ucciso nel 1997 dopo aver testimoniato presso il Tribunale contro i crimini di guerra su un eccidio di 26 musulmani commesso da nazionalisti serbi, Abdul Wahab, che ha salvato la vita a numerose famiglie ebree durante l’occupazione nazista della Tunisia, il console italiano Pierantonio Costa che durante i massacri nel Rwanda salvò 2.000 persone, tra cui 375 bambini e infine quello in ricordo dei 440 italiani che salvarono la vita agli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale.
“Oggi ricordiamo coloro che hanno sacrificato la propria vita dimostrando una straordinaria umanità, pur nella consapevolezza del rischio a cui andavano incontro, ha detto la vicepresidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Claudia De Benedetti, […]uomini e donne che hanno avuto il coraggio di essere uomini, nel senso più semplice e più difficile di questa parola”.
“I Giusti, ha continuato la De Benedetti, sono la nostra coscienza, fanno cadere tutti gli alibi della malafede o della semplice indifferenza. Hanno dimostrato che di fronte al male c’è sempre un’alternativa, si deve avere il coraggio di scegliere, di dire un sì o un no. Grazie a loro, nell’immane orrore della Shoà, una tenue luce di speranza e di fiducia si è fatta strada. Ricordano a noi tutti che è umano perdonare, mai dimenticare: perché è la memoria, che aiuta a scegliere tra l’indifferenza ed il coraggio, che impedisce il ripetersi di errori nefasti”.
Nel deporre i fiori nel luogo che ricorda la giornalista uccisa il 7 ottobre 2006 nell’ascensore del palazzo in cui viveva, il Sindaco Moratti ha osservato “È il Giardino di tutti i Giusti del mondo, di tutte le persone apparentemente normali ma che hanno sacrificato la loro vita per i diritti di altri”.
Dopo di lei, Manfredi Palmieri, che ha seguito la nascita del Giardino voluto dal suo predecessore Giovanni Marra ha dichiarato: “È un luogo già nella mappa dell’impegno civile di Milano. La collina del Montestella è stata scelta anche simbolicamente perché sorta sulle macerie. Abbiamo mantenuto un impegno verso la città che avevamo votato in aula”.

l.e.