Il ruolo dell’ebraismo italiano contro il comune senso del pregiudizio

“Ogni anno in occasione della festività di Pesach celebriamo la liberazione dalla schiavitù e ci proponiamo di ricordarla ogni giorno della nostra vita. Per questo noi ebrei non possiamo prescindere dal rispettare lo straniero, dall’amarlo, per non dimenticare il tempo in cui anche noi lo fummo.” Così Giorgio Sacerdoti, Presidente del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (Cdec), apre la Tavola rotonda “Il comune senso del pregiudizio… I pregiudizi di ieri e quelli di oggi, le ricerche in corso, gli atteggiamenti nella società, le buone pratiche…”, organizzata dal Cdec proprio allo scopo di portare il contributo e il supporto dell’esperienza ebraica ad una situazione sempre più esacerbata, l’ostilità di larghi strati della popolazione italiana nei confronti delle minoranze, degli stranieri, degli immigrati.
Quali sono oggi le etnie più discriminate? E quali i gruppi italiani che più mostrano diffidenza? Cosa si può fare per migliorare la situazione, e cosa possono fare in particolare gli ebrei? Queste sono le questioni che vanno a costituire il leit motiv della serata, affollatissima di pubblico e con relatori d’eccezione, Gad Lerner, Renato Mannheimer, Gian Antonio Stella, Tommaso Vitale e Milena Santerini.
Ad aprire la discussione è Tommaso Vitale, sociologo dell’Università di Milano Bicocca, che si concentra sul problema dei gruppi zigani, i più temuti e rigettati dagli italiani d’oggi. “E’ importante riferirsi a gruppi zigani e non considerarli una popolazione monolitica” spiega Vitale “ognuno di questi gruppi tiene moltissimo alle loro specificità, che si concretano non solo in diverse usanze, ma spesso anche in diverse lingue o religioni. Oggi più del 90% degli italiani prova ostilità nei confronti di questa gente, che spesso abita, sia pure ciclicamente, negli stessi luoghi da secoli. In tutta Europa gli zigani sono dodici milioni, ma in nessun altro paese la situazione è drammatica come nel nostro. L’origine di questo vero e proprio razzismo è da ricercarsi nelle politiche locali che, prive di coordinamento nazionale, hanno relegato i rom nei cosidetti “campi nomadi”, perché dove c’è segregazione, c’è degrado sociale, e dove c’è degrado sociale nascono povertà, emarginazione e tutti i problemi che hanno fatto dimenticare alla gente che gli “zingari” sono parte della società italiana da secoli.”
Che il popolo rom sia considerato dagli italiani “il più antipatico”, seguito da albanesi e rumeni, lo spiega anche Renato Mannheimer, sondaggista del Corriere della Sera, che illustra anche qual è l’attitudine degli italiani verso gli ebrei oggi quale emerge dalle statistiche. Se nella classifica dell’antipatia sono a media classifica (curiosità, i più simpatici in assoluto sono i filippini..), il 56% degli italiani dichiara di non avere un’opinione in merito. Nel restante 44% si riscontrano spesso diversi pregiudizi antisemiti, dal tipo definito “classico” (gli ebrei sono deicidi), a quelli più moderni che porta a considerarli come una sorta di casta che si arricchisce e mira a conquistare e mantenere il potere, per arrivare a quelli che ricollegano al popolo ebraico la loro ostilità verso Israele, senza fare alcuna distinzione tra i due.
“Se è controverso il fatto che si possano definire antisemiti coloro che sono propugnatori di una sola categoria di pregiudizio, non vi è dubbio alcuno che antisemiti siano coloro che mostrano pregiudizi di tutte e tre e forme contemporaneamente e sono il 12% degli italiani” conclude Mannheimmer.
Abbandonando i numeri, Gad Lerner, giornalista e conduttore dell’Infedele, rivendica orgogliosamente il ruolo che l’ebraismo italiano può svolgere e, in taluni casi, ha già svolto, per supportare le situazioni di ostilità che si trovano a dover vivere gli stranieri nell’Italia di oggi. Esorta a combattere “l’ondata di razzismo che avvilisce il paese, anche e soprattutto per colpa di una politica che fa un uso strumentale del problema della convivenza con etnie diversa dalla nostra”, invitando tutti, mentre hanno sotto gli occhi le immagini della Pinar, per giorni sballottata tra Italia e Malta a ripensare alla nave Saint Louis, che nel 1939 fu respinta da Cuba e poi dagli Usa e costretta a tornare in Germania, dove tutti i suoi passeggeri furono deportati, oppure alle vicende dell’Exodus.
“Se poi andiamo a riguardare la terminologia usata per definire e “deumanizzare” gli ebrei nella “Difesa della Razza”, non sono poi tanto diversi da quelli con cui alcuni parlano oggi dei rom, considerando che si è parlato addirittura di “derattizzazione”. Per questo come, oggi più che mai, occorre vigilare sul pericolo dell’antisemitismo, non è dobbiamo fare di tutto perché anche altri non subiscano alcuna forma di intolleranza, di discriminazione e di razzismo.” ammonisce ancora Lerner.
Particolarmente colpito appare lui, così come Gian Antonio Stella, altro giornalista presente, da un altro dato emerso dalla relazione di Tommaso Vitale, e cioè che la sfiducia nella possibilità di convivenza coi rom cresce al crescere di alcuni indicatori culturali, quali la laurea, la partecipazione politica e la lettura di giornali, “perché questo dato del tutto contro intuitivo, deve spingere soprattutto noi giornalisti a ripensare al ruolo del nostro mestiere.”
Stella poi nel suo intervento, attraverso una serie di divertentissime metafore e paradossi, riesce ad esprimere efficacemente la banalità del razzismo. Una su tutte la storia della madre di un suo amico, orgogliosamente veneta, che si chiedeva chi glielo avesse fatto fare di sposare un napoletano, quando si arrabbiava col marito, nato a … Ferrara!
O ancora le polemiche che aveva suscitato qualche mese fa la notizia che il comune di Venezia avrebbe assegnato un alloggio a una famiglia rom (“il Veneto ai veneti!”), quando poi si scoprì che si trattava della famigli Pierobòn di etnia rom residente nella regione da quattro secoli (“e la mia famiglia è in Veneto solo da un secolo!”).
A chiudere la Tavola Rotonda è Milena Santerini, Professore Ordinario di Pedagogia dell’Università Cattolica, che sottolinea come il lavoro da fare, da parte degli educatori, per insegnare a vincere stereotipi e pregiudizi sia enorme. “Non sempre si hanno gli strumenti adeguati” aggiunge “anche perché se dichiararsi razzisti è ancora tabù, il razzismo nei fatti esiste, può essere di diversi generi, e ciascuno va affrontato e sconfitto in modo specifico. Sappiamo bene che la Shoà non è stato qualcosa di improvviso, bensì il frutto di un lento e costante processo di erosione dei diritti che ha indebolito la posizione di taluni gruppi sociali in modo tale per cui alla fine è stato possibile infliggere loro qualunque cosa. E se è necessario considerare la Shoà un unicum, occorre comunque che tutti si impegnino, e gli ebrei in primis grazie alla loro autorevolezza in materia, per evitare che chiunque venga lasciato solo, gli ebrei stessi, i musulmani, gli albanesi o gli zingari.”

Rossella Tercatin

Riportiamo di seguito la relazione di Giorgio Sacerdoti, Presidente del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, alla Tavola rotonda “Il comune senso del pregiudizio… I pregiudizi di ieri e quelli di oggi, le ricerche in corso, gli atteggiamenti nella società, le buone pratiche…”

Barconi o non barconi, che gli immigrati siano legali o clandestini, che essi fuggano da persecuzioni e chiedano asilo, o siano spinti da ragioni economiche e sociali perché cercano e trovano da noi – pur con tutte le difficoltà da superare — migliori prospettive di vita per loro stessi e i propri figli, la presenza stabile nel nostro Paese di persone originarie da altre parti del mondo, di altre etnie e culture, per vari aspetti visibilmente diversi, è senza dubbio destinata a permanere. Da noi come negli altri Paesi dell’Europa.
Secondo il Sole 24 Ore di ieri i lavoratori stranieri in Italia sono oltre tre milioni e mezzo, di più di tutti i dipendenti nella pubblica amministrazione che sono tutti italiani!
Organizzare l’accoglienza, l’integrazione, l’inserimento e prima ancora la lotta al pregiudizio, al razzismo, alla discriminazione sono essenziali per mantenere la convivenza civile in una società che passa per grandi inevitabili trasformazioni. Queste derive non vanno fomentate, al contrario vanno attentamente monitorate e combattute.
Come ebrei poi, da sempre minoranza, che non è mai al sicuro dal risorgere di questi fenomeni, anche se siamo oggi ben meno visibili e quindi esposti. La nostra legge ci ingiunge di ricordare che “stranieri fummo in terra d’Egitto”, giunti ivi come profughi, dapprima ben accolti poi ridotti a schiavi del Faraone, finché il popolo ebraico guidato da Mosè non ritrovò con difficile e lungo cammino la libertà fisica e la dignità morale nella legge universale dei 10 comandamenti. Questo ricordo ci è ordinato per uno scopo: per rispettare ed amare lo straniero che vive tra di noi, memori delle sofferenze dei nostri padri.
Il Cdec ha tra i suoi scopi anche quello di essere attento ai fenomeni di pregiudizio verso i diversi. La nostra Fondazione ne studia le dinamiche, ed è attiva in particolare sul piano dell’educazione segnatamente con interventi nella scuola. Questo ben oltre le preoccupazioni più dirette per l’antisemitismo.
Il nostro Osservatorio sul pregiudizio, che si avvale anche di un apposito portale, sostiene quindi e partecipa da tempo alle ricerche demoscopiche che l’ISPO sotto la guida di Renato Mannheimer conduce; opportunamente pubblicizzati i risultati vogliono rendere l’opinione pubblica attenta agli stereotipi diffusi che veicolano il pregiudizio e che sono all’origine del razzismo e delle discriminazioni che tanto ci preoccupano.
Sono grato quindi ai partecipanti a questa Tavola rotonda per la loro disponibilità a intervenire, Renato Mannheimer e Tommaso Vitale, autore di un’altra ricerca, questa relativa ai pregiudizi nei confronti dei Rom, che ha dato risultati veramente inquietanti, a Milena Santerini, Gian Antonio Stella e Gad Lemer.
Prima di passare la parola vorrei infine ricordare che abbiamo ricevuto un messaggio di plauso a questa iniziativa da parte del presidente della Camera Gianfranco Fini che ringrazio della sua attenzione per il nostro “impegno nella promozione dei diritti della persona contro ogni forma di razzismo, xenofobia e discriminazione”