“E un bambino piccolo vi mostrerà la strada”

E’ sempre un appuntamento importante per l’Associazione donne ebree d’Italia (Adei Wizo) la “Giornata Mondiale della Bibbia”, nata più di trent’anni fa come convegno di studi su problemi di educazione ebraica. I temi trattati negli anni, proposti dalla Wizo centrale a tutte le Federazioni del mondo, sono stati i più vari, ma sempre indirizzati alla conoscenza della nostra storia, delle nostre tradizioni, dei nostri principi sempre validi nel tempo.
L’argomento proposto quest’anno è stato: “ E un bambino piccolo vi mostrerà la strada….l’infanzia ebraica in un mondo che cambia”.
A Roma, nella bella sala del Centro Bibliografico dell’Ucei, si è riunito un gruppo di donne attento e interessato, guidato dal Rav Roberto Della Rocca, direttore del dipartimento Educazione e Cultura dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, che ha incentrato l’approfondimento del tema sull’educazione, secondo quanto ci è stato insegnato nella Torà.
Educare è una scommessa, è un compito improbo e mai uguale a sé stesso, è dialogo e complicità col proprio allievo, è dedizione e capacità di ascoltare l’altro, di capire le sue peculiarità per aiutarlo a trovare la sua personale via. Tutto questo si deduce dalla condotta di Abramo, il primo educatore della tradizione ebraica, il cui esempio è ancora oggi guida per quelli del ventunesimo secolo. Per cogliere appieno la capacità educativa di Abramo dobbiamo però partire dal suo servo/allievo Eliezer, figlio del suo maggior nemico. Già questo, come ci ha fatto notare il Rav Della Rocca, è indicativo della potenza dell’insegnamento. Non esiste infatti, spiega Della Rocca, persona più vicina di quella che ci è stata lontana è che si è poi avvicinata a noi grazie alle parole, grazie alla capacità di lasciarsi alle spalle i pregiudizi, di partire nuovamente da capo, di accogliere con la giusta predisposizione d’animo gli insegnamenti che gli vengono offerti.
Guai però, ci dice il Talmud, a confondere l’educazione con la manipolazione. Il vero compito del maestro non è infatti plasmare i propri allievi, inculcando nella loro mente nozioni e convinzioni. Sarebbe riduttivo, oltre che sbagliato. Un vero maestro deve rendere i giovani uomini, deve fornire loro gli strumenti e le basi per poter agire nel mondo e trovare il proprio posto nella vita. L’educazione non si riceve e non si riduce infatti solo ai libri: lo stesso Abramo sprona i suoi discepoli a lasciare i libri e le carte nel momento in cui si trova in pericolo una vita umana. Questo perché educare è ‘fare una persona’, renderla in grado di agire nel mondo. Come una casa, che diventa veramente casa solo nel momento in cui viene riempita di oggetti, utensili e di vita vissuta, assolvendo così lo scopo per cui è stata creata, così una persona diventa tale solo nel momento in cui ha fatto propri i contenuti dell’educazione, che usa quotidianamente per rapportarsi col mondo.
Il vero Maestro è allora colui che riesce a suscitare dubbi, curiosità, che sprona a pensare. In questo senso credo che, nonostante l’esiguo numero di partecipanti alla lezione, l’incontro con il Rav Della Rocca sia stato un successo: a fine lezione si è infatti animato un vivace dibattito, spronato dalla curiosità e dai dubbi che ogni nuovo tassello di conoscenza porta con sé.

Viviana Levi