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fratelli/amici

In questi giorni Gerusalemme ha visto il susseguirsi di significative visite dei più alti rappresentanti della Chiesa prima, e della città di Roma poi. Mi è tornato in mente come l’esegesi rabbinica legge il rapporto tra Giacobbe e il suo gemello Esaù, paradigma del difficile rapporto tra il popolo ebraico e le altre genti in particolare proprio Roma e la Chiesa. Gli incontri tra i due fratelli, descritti nella Torà, si delineano quasi sempre sul piano dell’alternanza: quando Giacobbe è in alto, sembra indicare la Bibbia, Esaù è in declino e quando quest’ultimo ha la meglio è il fratello che soccombe. Sembra quasi impossibile avere lo stesso ruolo sulla scena, come il sole e la luna che secondo una mirabile interpretazione esegetica, rappresentano appunto i due fratelli. Roma, la Chiesa e Israele, nella prospettiva della storia, sono due piatti della bilancia indissolubilmente legati, ma mai identificabili. E se nella storia Esaù e Giacobbe non sono riusciti sempre a incontrarsi, e in verità sono stati quasi sempre i figli di Giacobbe a subire le violenze dei discendenti di Esaù, i Maestri ci indicano che nell’epoca messianica ci sarà un momento in cui questo appuntamento riuscirà a realizzarsi in tutto il suo valore. Anche in questo senso Jerushalaim è il luogo dove è più fervida l’attesa per l’arrivo del Messia che nel frattempo se ne sta seduto, paradossalmente, proprio alle porte di Roma.

Roberto Della Rocca, rabbino

Una famiglia si riceve gratis, gli amici si comprano. E si mantengono a caro prezzo.

Vittorio Dan Segre