Torà/Unesco

Parlando del momento in cui gli ebrei si accingevano a ricevere la Torà si legge nel Testo: “Stettero sotto il monte” (esodo 19,17). Rashì riporta il noto commento talmudico secondo il quale Dio pose il monte Sinai sopra il popolo e disse: “O accetterete la Torà o qui sarà la vostra tomba”. Il rebbe di Sadegora commentava: “Dio non costrinse Israele a ricevere la Torà; si limitò a una semplice constatazione. Chi ha un monte sopra di sé anche quando alza gli occhi al cielo vede solo terra. Un ebreo che non riesce più a vedere il cielo per mezzo della Torà, è destinato a scomparire”.

Roberto Colombo, rabbino

L’appello lanciato da Elie Wiesel, da Claude Lanzmanm e da Bernard-Henry Lévy contro la candidatura a direttore generale dell’Unesco. dell’egiziano Farouk Hosny merita di essere ripreso e amplificato ovunque. L’Unesco è, come è noto, il ramo dell’ONU che si occupa dell’educazione, la scienza e la cultura. Dell’Unesco fanno parte i 192 paesi che fanno parte dell’ONU. Nulla da stupirsi, quindi, che l’Unesco abbia preso in passato e continui tuttora a prendere posizioni molto discutibili nei confronti di Israele. Ma questo è ancora più grave. Farouk Hosny, ministro della Cultura egiziano, è personalmente un attivo antisemita, un personaggio che sostiene pubblicamente la sua volontà di bruciare i libri israeliani presenti nelle biblioteche egiziane (e subito dopo, si immagina, quelli ebraici). “Un incendiario, per riprendere le parole dell’appello, dei cuori e degli spiriti”. Affidargli una carica così importante e prestigiosa equivarrebbe ad affidare a un piromane l’organizzazione della tutela delle foreste, ad un pedofilo la direzione di un asilo d’infanzia. Una simile candidatura, ci dice l’appello, sarebbe per l’Unesco una catastrofe, “una provocazione così manifestamente contraria ai propri ideali” che l’Organizzazione non riuscirebbe più a risollevarsi.

Anna Foa, storica