Torino e i libri – “pagine ebraiche”, la grande sfida di parlare alla gente
“Buongiorno signora! Prego prenda pure la sua copia!”.
“Che cos’è?”. “Si tratta di pagine ebraiche la nuova pubblicazione nazionale dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Fresco di stampa.”. “Ah ehm.. no mi scusi ma ho lasciato il gatto in forno e il pollo fuori di casa.. cioè volevo dire il pollo in forno e il gatto fuori di.. Insomma devo scappare”!
Succede davvero un po’ di tutto in questo grande esperimento antropologico che è la distribuzione a decine di migliaia di persone di un nuovo giornale. La sfida è sicuramente nobile: dare voce ad una minoranza che ha una certa visibilità mediatica, ma di cui si conosce senza dubbio troppo poco. Eppure è solo attraverso la conoscenza che si possono prevenire o combattere i germi dell’intolleranza. Le reazioni all’iniziativa, però, sono le più svariate. C’è il vecchietto che, entrato al Salone del Libro per assistere a qualche incontro letterario, s’imbatte in questo nuovo foglio, chiede, s’interessa, prende la sua copia e non se ne stacca più, dimenticandosi di andare a sentire quella conferenza in Sala Azzurra.
C’è l’espositore ben vestito che allunga il passo facendo elegantemente finta di non vedere quella lieve montagna di decine di migliaia di giornali, ma anche quello che sin dal primo giorno della Fiera non gira senza le sue pagine ebraiche sottobraccio insieme con i grandi quotidiani nazionali.
La distribuzione, a conti fatti, è certamente un successo: il punto dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane allestito all’ingresso del Lingotto è un passaggio obbligato per tutti e permette di regalare il giornale praticamente ad ogni singolo visitatore della Fiera, che giorno dopo giorno chiude i battenti a tarda ora invasa di Pagine.
Molti son ben disposti ad accettare il giornale, non fosse altro che perché è gratuito (ma che fatica spiegare che non si tratta né di Leggo né di Metro!). Ma non mancano neanche i diffidenti, quelli che proprio non ne vogliono sapere, e qui ogni scusa è valida. C’è chi in ottima fede si lamenta della quantità eccessiva di materiale con cui si esce regolarmente dalla Fiera, chi declina cortesemente e chi si dilegua temendo di avere a che fare con il solito scocciatore, chi infine si scusa dicendo di avere le mani troppo piene, salvo che abbassando lo sguardo le si vedono comodamente posate nelle tasche.
L’esempio più bello, invece, è forse quello di una professoressa di una delle migliaia di scolaresche in visita che, visto il giornale, chiede ad ognuno dei suoi alunni di prenderne una copia e li invita a portarla a scuola il giorno successivo per leggerlo e analizzarlo insieme. L’augurio migliore, per pagine ebraiche, arriva da quella classe.
Simone Disegni