vittime…

La tragedia dell’airbus francese, di cui cominciano ad affiorare le prime vittime, pone, dopo il terribile impatto umano, tanti problemi sulle cause e sulle conseguenze. Tra gli altri, ricompare un problema giuridico antichissimo, quello della presunzione della morte di una persona scomparsa in mare o in una qualsiasi raccolta di acque. Il problema è ampiamente discusso nelle nostre fonti, che introducono un’interessante distinzione, tra le acque “che hanno fine”, che sono quelle in cui i limiti del bacino sono visibili a occhio nudo, e quelle che non hanno fine (TB Yevamot 121b). La regola, è che solo nel primo caso c’è una ragionevole presunzione, perché altrimenti il sopravvissuto sarebbe ricomparso; nell’altro caso le onde e le correnti possono aver trascinato altrove la persona che può essere sopravvissuta. Ovviamente questo è solo un elemento di una discussione giuridica molto complessa, che purtroppo si arricchisce continuamente di nuovi dati.

Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma