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Queste sono le parole

“Helle devarim” Queste sono le parole…” Inizia così l’ultimo libro della Torah, il libro di Devarim, ma questo è anche il titolo che la classe IIC della scuola Angelo Sacerdoti ha dato a un lavoro collettivo presentato a conclusione dell’anno scolastico e coordinato dalle insegnanti Sandra Pavoncello e Chiara Moretti. “Può sembrare un titolo scontato, ma risponde al preciso scopo di mettere in evidenza il valore delle parole, spiega la professoressa di italiano Sandra Pavoncello, Siamo partiti dal significato ebraico di alcune parole, i ragazzi hanno poi scritto le proprie sensazioni, i propri pensieri riguardo a ciascuna parola, e infine vi abbiamo associato la musica ebraica”. Nell’aula magna della Scuola i ragazzi emozionati per la presenza dei genitori seduti fra il pubblico in sala non riescono a contenere la loro vivacità sghignazzano, si danno gomitate, si fanno piccoli dispetti mentre aspettano che inizi la presentazione, ma quando si spengono le luci il silenzio è perfetto. Il professore di musica Angelo Spizzichino inizia a suonare l’Adon holam e i ragazzi lo seguono cantando in coro. Poi parte la presentazione proiettata sul muro.
Le parole si susseguono: accoglienza, condivisione, fiducia, amore, amicizia, odio e via via ciascun ragazzo legge quello che ha scritto “L’accoglienza dimostra quello che sei dentro, è bello far vedere alla gente che hai un buon cuore…” “L’accoglienza implica prendersi cura dell’altro preoccuparsi del suo benessere fisico ma anche spirituale…” “La condivisione si basa sull’intimità che si instaura fra due persone…” sono alcune delle frasi.
“Mi sembra che questo lavoro sulle parole sia molto rilevante, dice il preside della scuola Rav Benedetto Carucci Viterbi, e che risponda a uno degli spiriti fondamentali di questa Scuola che è quello di mettere insieme le varie componenti della nostra identità ebraica, le parole non sono mai soltanto vestito/involucro delle idee”
Un lavoro sui contenuti quello svolto dalla IIC e una grande sfida con se stessi per mettere a nudo, attraverso le parole, quello che c’è nell’animo dei nostri ragazzi.