Diario di viaggio – Ieri, domani e la bellezza di Israele
Il figlio dell’ambasciatore italiano in Israele, Tommaso Mattiolo, 12 anni, ha scritto una poesia intitolata “Ieri e Domani”, dove dice che Ieri e Domani non si incontrano mai, perché uno guarda sempre indietro e l’altro sempre avanti. Mi ha fatto pensare a Israele e all’Italia. L’Italia, oggi, è un Paese che guarda indietro: non c’è ottimismo, speranza, non c’è più avanguardia, e quello che si costruisce, è quasi sempre già vecchio e obsoleto prima di nascere, concepito per l’ieri, o al massimo per l’oggi, non per il domani.
Israele è invece un Paese che, nonostante la precarietà, guarda al domani, e lo senti. Tutto è all’avanguardia, e non solo nella ricerca scientifica. Lo è nelle sagome dei grattacieli che vengono su come funghi a Tel Aviv; nei progetti della gente; nei bambini che continuano a nascere numerosi nonostante la guerra; negli edifici stupendi che sorgono (o risorgono) a Gerusalemme, come il nuovo Mamilla shopping center, che collega con una passeggiata di negozi la città nuova alla città vecchia.
Israele è un Paese dove l’estetica ha un posto importante. All’inizio non era cosi: si costruiva per far posto agli immigrati, con pochi soldi e pochi fronzoli. Oggi tutto è bello. Le piazze con le fontane-scultura; l’arredo urbano; i fiori disposti con arte lungo le strade e le autostrade; le aiuole che spuntano ovunque, continua sfida al deserto; gli edifici nuovi, sia quelli avveniristici che fanno concorrenza a Shangai, sia quelli in pietra a Gerusalemme, che riprendono gli stilemi della tradizione rivisti secondo il gusto di oggi. Sono meravigliosi i musei nuovi, i memoriali, i luoghi pubblici,come il nuovo porto di Tel Aviv, con la lunga passeggiata di doghe di legno e ristoranti e negozi aperti fino a tarda notte; è splendido Neve Tzedek, il quartiere Bauhaus ristrutturato che sta diventando i centro della vita artistica e culturale a Tel Aviv. In ogni quartiere, ogni pochi isolati, c’è un parco giochi per i bambini, che possono scendere da casa e, senza attraversare la strada, trovare i loro amichetti, come se l’intera città fosse fatta di cortili. Ci sono nuovi ristoranti che ti sembra di stare a Londra, o New York; negozi raffinati, design, caffè letterari, musica ovunque.
Mi ha emozionata sapere che militari hanno un corpo specializzato, detto Arma dell’Istruzione, che porta una volta alla settimana i soldati a visitare musei e siti archeologici; perché i tre anni passati sotto la naja non devono spegnere la mente e il gusto del bello. E infatti li vedi ovunque, ragazzi in divisa che ascoltano con attenzione le guide – quasi tutte laureate in archeologia o storia dell’arte.
Un altro dettaglio che mi ha colpita è la pulizia dei bagni pubblici. Anche nei luoghi più sperduti, sono curati, lindi, abbelliti da fiori; non c’e’ una carta per terra, come se mani invisibili fossero lì a pulire continuamente ed assicurarsi che non manchi nulla. Gran segno di civiltà.
Com’è diverso questo Paese da come ce lo descrivono i media! Quanta gioia di vivere, quanta allegria, quanta bellezza. Questo i giornali non lo dicono. Vittima di una propaganda alimentata da chi vorebbe cancellare Israele dalla faccia della terra, i giornalisti, e anche molti turisti indottrinati, guardano senza vedere, o meglio vedono solo i propri pregiudizi.
Viviana Kasam