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Quando parliamo di Israele su questa pagina spesso cerchiamo di correggere l’erronea immagine negativa del paese che è diffusa nell’opinione pubblica europea. Ma questo non può andare a scapito della libertà di critica quando l’esecutivo israeliano commette gravi errori. Il 7 maggio scorso avevamo riportato la sentenza della Corte Suprema israeliana che stabiliva che, dall’anno prossimo, le madri che lavorano avrebbero potuto dedurre nella dichiarazione dei redditi le spese sostenute per la governante dei bambini o per l’asilo nido. Ebbene, questa settimana il governo di Israele nella nuova legge di bilancio ha soppresso la decisione del tribunale e l’ha sostituita con un modestissimo bonifico peraltro compensato dalla soppressione di un altro bonifico in altra parte del bilancio. A parte il problema non semplice dell’imposizione dell’opinione del potere esecutivo su quella del giudiziario, proprio il Tribunale aveva saputo interpretare una necessità primaria nella società israeliana ampiamente dimostrata dalle indagini sociali. Perché questa scelta? Da un lato, per l’arida applicazione di astratti modelli economici da parte di funzionari del Tesoro totalmente isolati dalle necessità del paese reale. Dall’altro, per piccoli interessi di coalizione che inducono il governo a preferire le necessità di gruppi specifici di popolazione rispetto a quelle della società nel suo complesso. Tre le conclusioni possibili. La prima è che Israele perde un’ottima occasione per promuovere la condizione della donna e della famiglia giovane e produttiva. La seconda è che il governo di Gerusalemme perde credibilità nel dibattito sulla cosiddetta questione demografica. La terza è che quanto abbiamo descritto ricorda molto da vicino ciò che avviene quotidianamente sotto altri cieli. Israele come tutte le Nazioni.

Sergio Della Pergola, demografo, Università Ebraica di Gerusalemme