Gli ebrei italiani si narrano
in un concorso fotografico del Cdec
Confinata a lungo nei domini dell’arte e delle memorie domestiche la fotografia ha mosso i primi passi nel mondo della documentazione storica solo a metà del secolo. Appena negli anni Sessanta si registra infatti un crescente interesse sull’ammissibilità delle immagini come prova documentaria nella ricostruzione del passato. Basta pensare d’altronde all’impatto di foto oggi a tutti gli effetti considerate storiche quali quelle dell’assassinio di Kennedy, della guerra del Vietnam, della bomba atomica o degli stessi campi di sterminio nazisti. Proprio dal desiderio di ricostruire attraverso le immagini uno spezzone di vita e di storia degli ebrei italiani prende le mosse il concorso fotografico bandito dal Centro di documentazione ebraica contemporanea (Cdec) in occasione della Giornata europea della cultura ebraica.
Intitolato “Obiettivo sul mondo ebraico” e dedicato in questa sua prima edizione alle feste e ai riti ebraici, il concorso prende le mosse dall’esigenza di promuovere l’archivio fotografico del Cdec che contiene oggi 18 mila immagini. “L’iniziativa – spiega Paola Mortara, responsabile dell’archivio fotografico del Cdec – è nata dal desiderio di far conoscere l’importanza della fotografia come documento storico. Raccogliere le immagini è infatti un modo di documentare la storia ed è al tempo stesso una lotta contro il tempo. Non solo perché rischiano di andare perdute ma perché la fotografia è deperibile”.
Quali contenuti storici possono essere veicolati dalle immagini?
La fotografia è un’immagine in movimento ma priva di movimento. Tutto dev’essere dunque raccontato. La foto ha la prerogativa di saper cogliere un attimo per sempre e di imprimere un ricordo nella mente umana molto più incisivo delle parole, anche se dietro ad ognuna di esse c’è una storia, una parte di vita, che merita di essere conosciuta.
In base a quale criterio avete scelto il tema del concorso?
E’ il tema della Giornata della cultura ebraica di quest’anno e ci è sembrato molto
affascinante. Sono pochissimi i documenti fotografici che si hanno delle cerimonie e per questo ci teniamo tanto, speriamo molto nel successo dell’iniziativa.
Con quale criterio sarà scelta la foto vincitrice del concorso?
Abbiamo composto una giuria diversificata proprio perché emergano i vari aspetti di
giudizio. Ne fanno parte il giornalista Stefano Jesurum; due pubblicitari, Eva Bassi e
Jacky Blanga; il fotografo Alberto Jona Falco; Annie Sacerdoti, responsabile europea della Giornata della cultura ebraica, il gallerista Ermanno Tedeschi oltre a me.
Qual è la scadenza?
Le fotografie vanno inviate entro il 30 giugno 2009. Verranno selezionate 30 fotografie finaliste che saranno esposte al pubblico in occasione della Giornata europea della cultura ebraica domenica 6 settembre. Tra di esse verrà scelta la vincitrice. Altre due fotografie otterranno la segnalazione speciale.
“Non c’è limite di alcun genere”, precisa Alberto Jona Falco. “Possono partecipare
giovanissimi come persone più anziane che hanno foto nei cassetti. Lo scopo è far emergere nelle immagini la voglia di documentare. Ritengo che il tema sia molto interessante. Ciò il concorrente deve mostrare è la capacità di dare uno sguardo a quella che è stata ed è la vita degli ebrei di Italia. Ed è un discorso che va oltre l’identità ebraica: è stata creata infatti una griglia di valutazione che riguarda l’attinenza al tema, la creatività e l’espressività”.
Il regolamento del concorso “Obiettivo sul mondo ebraico – Feste e riti ebraici. Il mondo
cosmopolita degli ebrei in Italia” si trova su www.cdec.it alla sezione Notizie.
Lucilla Efrati