Qui Firenze – Le cento idee del nuovo sindaco Fare luce sulla sinagoga? “Yes, we can”

Le “100 idee per Firenze” sono le cento proposte per migliorare Firenze del nuovo sindaco Matteo Renzi, l’Obama italiano, come lo definisce il “Time” per la giovane età e la voglia di rinnovamento della classe politica che sembra interpretare alla perfezione. E una delle cento riguarda l’illuminazione notturna della Sinagoga di Firenze. Sono anni che a Firenze il problema dell’illuminazione del luogo di culto è avvertito come uno dei più importanti dalla comunità ebraica locale. La verde cupola della Sinagoga è considerata dai fiorentini la seconda cupola di Firenze, dopo quella del Duomo ovviamente, ed è uno degli edifici che contraddistinguono la skyline fiorentina. Ben visibile da tutti i punti di osservazione della città (Fiesole, piazzale Michelangelo) durante il giorno, scompare tristemente alla vista al calare del sole. Renzi sembra abbia colto l’importanza di questa problematica. L’illuminazione della Sinagoga permetterebbe, secondo il sindaco appena eletto a larga maggioranza, di aumentare la sicurezza della zona (la sicurezza delle città attraverso il potenziamento dell’illuminazione è stato uno dei leitmotiv della sua campagna elettorale) e, allo stesso tempo, di valorizzare l’oggettiva bellezza della Sinagoga.
Negli ultimi anni alcuni enti pubblici, insieme all’Opera del Tempio Ebraico di Firenze, all’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, a privati e a fondazioni internazionali, hanno collaborato al restauro della Sinagoga di Firenze. Sono stati realizzati molti interventi, anche se la questione dell’illuminazione esterna è sempre rimasta in sospeso. Nel 2005 era stato realizzato un progetto dalla Silfi, la società alla quale è affidata la gestione dell’intera rete di illuminazione pubblica del Comune di Firenze. Tale progetto, che prevedeva di illuminare gli esterni dell’edificio secondo la tradizione ebraica (la Sinagoga, essendo il luogo dell’ascesa spirituale, doveva essere illuminata con intensità crescente partendo dal basso verso l’alto), nonostante una prova di illuminazione andata a buon fine, non fu purtroppo messo in atto.
L’idea di Renzi, che ha più volte evidenziato il valore culturale e storico della secolare presenza della comunità ebraica nel territorio, è quella di illuminare l’edificio in maniera “innovativa” (sempre nel rispetto della sacralità del luogo, ovviamente).
L’ex Presidente della Provincia (dal 2004 al 2009) ha più volte manifestato una certa simpatia non solo nei confronti della comunità ebraica fiorentina, ma anche nei confronti di Israele. Nel maggio del 2008, mentre a Torino, in occasione della Fiera del Libro che aveva Israele come ospite d’onore, si bruciavano bandiere israeliane e si assisteva a tentativi di boicottaggio dell’evento, Renzi fece issare una bandiera israeliana all’ultimo piano del centralissimo Palazzo Medici Riccardi, sede della Provincia. Renzi spiegò che non si trattava di una provocazione nei confronti dei palestinesi, come qualcuno interpretò malignamente l’accaduto, ma di un gesto di solidarietà nei confronti di un Paese costantemente e “dogmaticamente” attaccato. Attacchi ridicoli, se si pensa che gli scrittori israeliani sono tra i più liberi, e dunque vulnerabili, del mondo. D’altronde era lecito aspettarsi una certa apertura mentale da un uomo che ha scritto la sua tesi di laurea su Giorgio La Pira, il sindaco “santo” degli anni Cinquanta, che mangiava e dormiva in una cella del Convento di San Marco per donare il suo stipendio ai poveri della città e che si impegnò a lungo nella ricerca del dialogo tra i popoli.
Renzi è stato molto criticato, soprattutto da alcune forze politiche di sinistra, e alcuni temono per la sua vicinanza a Comunione e Liberazione, che, di fatto, rischierebbe pregiudicare la laicità della sua condotta politica e penalizzare le minoranze religiose cittadine. Ma in città si respira un’aria di una certa fiducia nel futuro. Non ci sarà da temere se il sindaco terrà a mente le parole di La Pira: “Fra i nostri cittadini, quelli che sono musulmani li aiuteremo ad esserlo meglio, quelli che sono ebrei ad essere ebrei migliori”.

Adam Smulevich