Ghilad Shalit, tre anni di prigionia Roma lancia un messaggio chiaro
Dopo Parigi è la volta di Roma, il consiglio comunale della capitale, ponendosi sulla stessa linea di quanto è avvenuto a Parigi qualche mese fa, vota in queste ore l’approvazione del conferimento della cittadinanza onoraria di Roma a Ghilad Shalit, il caporale israeliano rapito da Hamas tre anni fa (il 25 giugno 2006) e da allora custodito in una località ignota della Striscia di Gaza.Termina, quindi, l’iter procedurale avviato lo scorso 2 aprile su iniziativa del Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e della maggioranza consiliare.
Proprio oggi l’organizzazione non governativa per la difesa dei diritti umani, Human Rights Watch (HRW), ha condannato attraverso un comunicato ufficiale il rifiuto di Hamas di permettere visite dei rappresentanti della Croce Rossa Internazionale al soldato israeliano Ghilad Shalit. “Il rifiuto di Hamas di permettere al soldato Shalit di comunicare con l’esterno è crudele, inumano e può essere paragonato a una forma di totura” sostiene l’Ong. “Le leggi di guerra impongono a Hamas di permettere a Shalit di comunicare con la sua famiglia” e questo comportamento perciò “é ingiustificabile”. Il quotidiano Yediot Aharonot ha pubblicato un sondaggio in base al quale il 69% degli israeliani è favorevole alla liberazione di detenuti palestinesi nelle carceri israeliane, anche se responsabili di attentati terroristici sanguinosi. Ricordiamo che Hamas chiede la liberazione di circa 1200 detenuti palestinesi, alcune centinaia dei quali condannati a ergastoli plurimi, per liberare Gilad.
Ieri sera il presidente della Commissione Diritti umani del Senato, Pietro Marcenaro, ha inviato una lettera al padre del soldato rapito, Noam Shalit, invitandolo in Italia. “Tre anni sono passati dal rapimento di suo figlio – scrive Pietro Marcenaro – e tre anni sono un periodo di tempo lunghissimo da passare nell’incertezza e nell’angoscia. Il rapimento di Suo figlio costituisce un atto efferato e insopportabile, che ripugna alla coscienza. Lei e la Sua famiglia siete vittime di un ricatto inaccettabile per voi, per lo Stato di Israele e per tutta la Comunità internazionale; un ricatto che va respinto con forza e che non deve fermare gli uomini di buona volontà e la loro ferma intenzione di giungere ad una pace giusta fra il popolo israeliano e il popolo palestinese. Nella visita che la Commissione Diritti umani del Senato ha fatto in Israele, nei Territori e a Gaza, abbiamo incontrato i responsabili della comunità italiana in Israele che hanno richiamato l’attenzione, una volta di più, sulla terribile condizione di Suo figlio Gilad, rispetto alla quale la Commissione intende manifestarle la sua piena solidarietà”.