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…rabbinato

Mi scrive un amico dall’Italia: “Mi sembra che la ferrea volontà di legare strettamente Religione e Stato sia una geniale trappola per avere conversioni ‘Kosher Style’ in cui sta cadendo il Rabbinato moderato statale in Israele. Ma qualcuno sta facendo una ricerca a posteriori sul sentimento ebraico di questi convertiti ‘statali’ di massa? O basta che picchino i martelletti di Yom Haatzmaut (che, per carità, sarebbe già qualcosa!)”. Non sono d’accordo. In Israele sono arrivati oltre 300 mila non ebrei membri di famiglie miste, in parte con padre ebreo. Questi 300 mila cittadini pagano le tasse e muoiono in guerra, ma non hanno nemmeno il diritto elementare di sposarsi perché in Israele non esiste il matrimonio civile. Si potrebbe rimandarli al mittente, come cercarono di fare Ezra e Nehemia. Una soluzione migliore è di convertire all’ebraismo, dopo adeguata preparazione, i molti che lo chiedono liberamente. Invece il Rabbinato (moderato?) statale mantiene al minimo il numero delle conversioni, e pure le revoca se la ragazza, convertita, viene fotografata in pantaloni. La revoca del ghiur è quasi inaudita nella multimillenaria storia del pensiero rabbinico. Questo crea danni gravi all’ebraismo per il quale l’esistenza di Israele è un fattore di sostegno. Con tutte le critiche che si possono fare all’operato dei suoi governi, Israele rappresenta un accertato polo centrale nell’identificazione degli ebrei del mondo. Favorevoli o contrari, gli ebrei non sono indifferenti a Israele, mentre lo sono di fronte a molte altre forme di identificazione ebraica. Se seguiamo la logica dei martelletti di Yom Haatzmaut, andrebbe tolta la patente di ebreo a milioni di ebrei nel mondo perché, appunto, non fanno nemmeno quello.

Sergio Della Pergola, demografo, Università Ebraica di Gerusalemme