Sopravvivere al terremonto abruzzese con il grande abbraccio degli ebrei di Roma

“Vedo ancora gli occhi terrorizzati dei miei figli; si aspettavano che io, la loro mamma, facessi qualcosa. Ma non potevo fare nulla, eravamo bloccati in casa, in trappola”. Svetlana Pekarskaya, pianista russo-israeliana, trapiantata in Abruzzo, non riesce a dimenticare la notte del terremoto: alle tre e trentacinque del 6 aprile scorso, quando è arrivata la scossa più forte, dormiva con i suoi figli, Primo e Ottilia, nella loro casa, nel centro storico de L’Aquila. “Mi sono svegliata con un gusto di polvere in bocca, il soffitto che crollava, la casa che si muoveva: anche i bambini si sono svegliati, abbiamo cercato di scappare, ma la porta di casa era bloccata. Il pianerottolo era pieno di macerie, i fili elettrici pendevano come altalene, usciva acqua dai tubi. Il telefono non funzionava, i cellulari non prendevano, eravamo nel panico. Siamo rimasti così per quaranta minuti, poi il padrone di casa, una persona anziana, con grande coraggio e a rischio della vita, è riuscito ad aprire la porta. Abbiamo potuto portare via solo il clarinetto di Primo, ridotto in pezzi: il pianoforte su cui suonavamo mia figlia ed io naturalmente è rimasto sotto le macerie. Abbiamo raggiunto piazza Duomo, dove c’era tanta gente, in pigiama, svestita, con le coperte: c’era il terrore totale, e le scosse continuavano”.
Come tanti concittadini de L’Aquila Svetlana, Ottilia e Primo sono rimasti senza casa, senza vestiti, senza più nulla. Nei primi giorni hanno trovato rifugio da amici in Abruzzo, poi a Roma. Prezioso è stato l’aiuto della comunità ebraica, offerto dal presidente, Riccardo Pacifici, e da tante famiglie. Ottilia e Primo sono stati accolti alla scuola ebraica, e così non hanno perso l’anno scolastico. Hanno anche tenuto piccoli concerti, rivelandosi veri talenti musicali in erba.
“Ho avuto un’accoglienza splendida da parte della comunità, i bambini sono stati accolti in modo fantastico dagli altri bambini e dagli insegnanti: sono molto riconoscente”. Per Svetlana è stato anche un modo per riallacciare i fili di una tradizione familiare. “Il mio bisnonno era rabbino a Topolez, una piccola città della Russia. Durante l’invasione nazista fu trucidato, proprio dentro la sinagoga. Mia nonna sapeva l’ebraico, conosceva le feste, le tradizioni, ma non ci ha mai trasmesso nulla, aveva paura: durante il regime sovietico era vietato professare qualunque religione. Io ho scoperto molte cose quando sono arrivata in Israele”. Succede nel 1990: l ‘Unione Sovietica, in tempo di “perestroyka”, concede finalmente i visti agli ebrei. In Israele i Pekarsky, come tutti i nuovi immigrati, vengono inseriti in un programma di accoglienza. Svetlana ha 21 anni, è figlia di musicisti, ed è già un’eccellente pianista. Suona dall’età di sei anni; a Mosca ha frequentato la Scuola Centrale, riservata a bambini di talento. Prosegue quindi gli studi a Gerusalemme, presso l’Accademia di Musica, sotto la guida di Isaak Kats. “L’impatto con Gerusalemme fu scioccante, è una città così religiosa! Ma c’è libertà per le scelte di vita, cosa che non esisteva in Unione Sovietica. In Israele mia madre e due mie sorelle sono diventate osservanti”. Dopo quattro anni in Israele Svetlana va a perfezionarsi a Boston, con una borsa di studio dell’American Cultural Foundation creata da Isaac Stern. Lì conosce un italiano e nel 1996 viene a vivere in Abruzzo, dove ha vissuto fino al terremoto.
“Penso che la cura migliore per noi sia la musica” dice convinta Svetlana Pekarskaya. Appena è stato possibile tutti e tre hanno ricominciato a suonare. Una bella occasione è stata offerta ai bambini da un’amica abruzzese, Luisa Prayer, insegnante al Conservatorio “Alfredo Casella” de L’Aquila. Il vecchio edificio è finito in macerie, ma gli studenti non hanno mai smesso di esercitarsi, ospiti di altre scuole musicali italiane, con il sostegno e la dedizione dei loro insegnanti. Per il concerto finale sono stati ospitati dal Reale Circolo Canottieri Tevere Remo di Roma e, nell’Intermezzo, hanno a loro volta ospitato Primo e Ottilia: i due bambini, molto emozionati, hanno avuto la possibilità di esibirsi, mostrando tutta la loro bravura, Primo al clarinetto, Ottilia al pianoforte. Poi, insieme, hanno suonato “La danza del rabbino”, un classico del klezmer. Fuori programma Svetlana, per Sorgente di vita, ha suonato un adagio di Beethoven, rivelando l’eccellenza della sua musica.
“La mia esperienza personale mi ha aiutato a ricominciare da zero, prima in Israele, poi in America, infine in Italia; adesso devo ricominciare, dopo il terremoto. Dovunque sono stata credo di aver preso qualcosa di buono: spero di farcela anche questa volta.”

Piera Di Segni