Che gaglioffi quei giornalisti anti-israeliani

Caro amico Granzotto, non credo proprio che le sia sfuggita la notizia dell’espulsione di Israele dalla Nuj, la Federazione internazionale dei giornalisti. A firmare l’espulsione è stato anche quel Paolo Serventi Longhi oggi membro del Comitato esecutivo della Federazione e ieri, per lunga pezza – 12 anni – segretario nazionale del sindacato unico dei giornalisti italiani. Le chiedo: lei giornalista si riconosce in chi lo rappresenta in Italia e ora lo rappresenta in campo internazionale? Si riconosce in Paolo Serventi Longhi?
Manfredo Costanza – e-mail

Domanda retorica, caro Costanza. Che lei pone a bella posta per sfruculiarmi. Ma cosa le salta in mente? Riconoscermi in Serventi Longhi! Oltre tutto quello non sa nemmeno dove stia di casa, il giornalismo. Mai fatto un titolo, mai scritto un pezzo in vita sua. E dovrei. riconoscermi in uno che quand’era all’Ansa faceva il sindacalista (“Io ho fatto il sindacalista all’Ansa per tanti anni”, parole sue), poi ha fatto solo il sindacalista e ora, che ha pi tempo libero, fa il direttore di “Rassegna sindacale” , il settimanale della Cgil, che sta al giornalismo come i cavoli stanno alla merenda? In una sola cosa era imbattibile: nel proclamare scioperi, specie quelli per solidarietà» (e intanto, sciopero oggi, sciopero domani, la paga base di un giornalista è la metà di quella di una badante. Ma per il nobile Serventi Longhi quel che conta, nelle trattative sindacali, è la «normativa». Con la quale farci poi la birra), Sì, ho letto della gaglioffata della «National Union of Journalists» e anche la piccata precisazione del Serventi Longhi il quale riciccia la balla delle quote associative: Israele non le ha pagate, quindi fuori. «Non c’è nessuna discriminazione da parte della Ifi, dunque, – conclude il Serventi Longhi – anche perché in caso contrario il sottoscritto e, credo di poter dire, la stessa Fnsi non avrebbero ragioni per farne parte». Bum! E discriminazione, invece. Bella e buona, sordida e vigliacca. «La suddetta, dannosa organizzazione – ha scritto Pierluigi Battista riferendosi alla Ifj – è dominata da un pensiero unico e ossessivo: discriminare Israele e non far mancare l’appoggio a chi, assieme alla distruzione di Israele, non nasconde il proprio compiacimento per la soppressione fisica degli ebrei». L’allontanamento dei giornalisti israeliani dalla Federazione mondiale è dunque l’ennesimo omaggio che una volta genuflessi e scodinzolanti i Serventi Longhi hanno deposto ai piedi del Totem Islamico. Che poi, il ricorrere a cavillosi pretesti per far fuori gli indesiderati è una specialità dei Serventi Longhi. L’Ordine – e che ordine! – dei giornalisti seguita infatti a sbarrare la strada a Giuseppe Ciarrapico il quale, chissà poi perché, desidera essere iscritto all’Albo dei pubblicisti. Titoli, il simpatico Ciarra, editore di Otto quotidiani locali, mica uno, sui quali si compiace di scrivere ogni tanto, dovrebbe averne a iosa. E invece no. La prima volta l’Ordine gli ha negato l’accesso perché mancava il numero minimo di pezzi richiesti. La seconda volta perché gli articoli erano firmati con uno pseudonimo. La quarta perché mancava una ricevuta. La quarta, infine, perché una giornalista ha accusato il Ciarra di tirannia, impedendo ai redattori di prendersi la “corta” , il giorno di riposo, di sabato e di lunedì. Vedremo cosa inventeranno al quinto tentativo (e intanto, la giornalista perché non si cerca un lavoro alle Poste? Lì i «ponti» sono un diritto umano).

Paolo Granzotto, il Giornale, 16 luglio 2009