Redazione aperta – Rav Riccardo Di Segni e le sfide dell’informazione

Quali sono le principali differenze tra il modello d’informazione anglosassone e quello che si configura qui in Italia? Esiste la possibilità di uniformare i canali d’accesso alla professione che collocano l’Italia in una posizione di embargo normativo? Sull’analisi di queste problematiche ha preso il via la seconda giornata di lavoro per la redazione di moked.it La redazione si è lanciata alla scoperta di alcuni concetti chiave della professione giornalistica, analizzando nello specifico l’identità stessa del giornalista connessa con le modalità di accesso alla carriera.
Se si ha intenzione di operare in ambiti specifici come quello ebraico, si presenteranno ulteriori problematiche, chi infatti è idoneo ad esercitare la professione in un contesto così peculiare ? È sufficiente una formazione meramente professionale? Secondo Rav Riccardo Di Segni, rabbino capo della Comunità Ebraica di Roma, invitato a Trieste in occasione dell’iniziativa Redazione aperta, si dovrebbe avere sia una formazione professionale, sia un’educazione ebraica, egli afferma infatti che nessun argomento per quanto controverso è in definitiva inaffrontabile se si ha cognizione profonda delle sue premesse.
Per comprendere i temi che ogni giorno infuocano il dibattito comunitario, un giornalista ebreo deve poter contare su un solido background religioso e culturale che gli permetta di comprendere le realtà che ruotano intorno al mondo ebraico senza travisarne il significato. La sfida per il futuro sarà quella di riuscire ad informare all’interno per creare un ebraismo consapevole, in grado di affrontare adeguatamente e senza timidezza le sfide lanciate dal mondo esterno.
In Italia si è giornalisti professionisti se si è iscritti all’albo, previo praticantato di 18 mesi e superamento dell’esame d’accesso all’ordine, negli Stati Uniti la realtà è ben diversa: lo stretto legame tra università e produzioni editoriali, già da molti anni ha permesso di individuare un cammino definito per chi oggi vuole intraprendere oltre oceano la professione giornalistica. È impensabile che in America un giornalista non sia laureato e che provenendo da una formazione universitaria non ad hoc possa anche solo definirsi tale, inoltre la possibilità di accesso alla professione è legata a filo doppio con la disponibilità di un editore ad assumere con contratti minimi che spesso rasentano la prestazione gratuita e comunque senza nessuna garanzia sul piano della durata.
La giornata si è conclusa con la visione del mitico film Citizen Kane (Quarto potere) di Orson Welles presentato da David Pagliaro: una riflessione sul potere, in generale nella società capitalistica americana e, nello specifico, sul potere in essa della stampa e dell’informazione.

Michael Calimani