Redazione aperta – Dal segretario generale dell’Ucei allo scrittore Veit Heinichen, triestino d’adozione
I confini sono sempre complicati. “Tagliano vite, famiglie, culture, gusti” ha sostenuto Veit Heinichen, scrittore noir di origine tedesca, durante l’incontro che si è svolto in un’osmizza (dallo sloveno, osteria) sulle rocce del Carso di Trieste. Triestino d’adozione, Heinichen, dopo aver lasciato la direzione della casa editrice Berlin Verlag, si è dedicato alla scrittura, in particolare ai romanzi gialli e ci ha spiegato che il noir è lo strumento migliore per raccontare la complessità della società moderna perché “raccoglie le vittime, i carnefici, gli ispettori e noi, che spesso non facciamo attenzione a ciò che ci succede intorno”. Questo genere può essere un modo per la società di specchiarsi in sé stessa e di risvegliare le coscienze. Ad esempio i cattivi non vengono creati dal nulla ma sono frutto del nostro mondo.
Molta attenzione ha prestato Henichen alla realtà triestina, in cui si muove con diverse difficoltà il protagonista dei suoi libri Proteo (nome di un anfibio che si trova solamente nei corsi d’acqua sotterranei del Carso) Laurenti. Trieste e` la città di confine per eccellenza e in essa si riflettono tutte le complicazioni e le contraddizioni che questa situazione comporta sia dal punto di vista culturale sia da quello identitario. L’essere in sospeso fra più realtà può far maturare un senso di incertezza riguardo alla propria identità; da tale condizione ne scaturisce una più grave e pericolosa ovvero il non accettare la propria natura complessa e il sacrificio di una parte di sé in nome di una finta normale semplicità.
Secondo Heinichen, Trieste ha trovato un equilibrio fra le varie componenti del suo universo ed è una dimostrazione reale di come le differenze, le contraddizioni e a volte i contrasti possano essere superati, o comunque sia possibile la convivenza in una dimensione costruttiva. Poi però lo scrittore ha precisato “è vero, Trieste è un città di matti ma e` impossibile incarcerare 240 mila abitanti, così mi sento protetto anch’io”. Per dare un’idea della peculiarità del mondo triestino si può prendere la pagina della cronaca nera del Piccolo, quotidiano autoctono. Heinichen ci ha raccontato di aver letto su questo giornale in occasione del crollo di un edificio di Trieste il titolo “Ground Zero a Trieste”.
Interpellato sul ruolo del giornalismo nella società moderna, lo scrittore tedesco ha criticato il progressivo allontanamento dei giornalisti da una ricerca attenta delle proprie fonti con il rischio di depauperare l’informazione stessa e ci ha ammonito di fare attenzione che “il grande pericolo non è la bugia perché questa si svela da sola, ma la mezza verità che viene assunta come verità assoluta”.
Al quarto giorno di lavoro della redazione ha partecipato in mattinata il nuovo segretario generale dell’Ucei, Gloria Arbib, spiegando l’organizzazione interna e i compiti dei vari organi dell’Unione, oltre al ruolo che svolge riguardo alle relazioni con le istituzioni, soffermandosi sui compiti di rappresentanza e di garanzia in riferimento alle comunità ebraiche e alla tutela dei loro diritti. La comunità ha il compito di assicurare la vita ebraica nelle sue articolazioni, ad esempio in riferimento alle scuole ebraiche o al riconoscimento civile dei matrimoni. Una questione nuova che l’Unione deve affrontare è l’immigrazione in Italia di molte persone, fra le cinquemila e le settemila, che si dichiarano di confessione ebraica e provengono da paesi extracomunitari.
Riguardo al ruolo dell’informazione il Segretario generale ha sottolineato la necessità di rivolgersi sia al pubblico comunitario in modo da garantire una conoscenza più completa delle varie realtà italiane, sia l’importanza di creare dei canali che permettano di condividere con l’esterno l’esperienza religiosa e culturale ebraica.
Daniel Reichel