“Noi, discriminati perché israeliani” Parlano i giornalisti espulsi dall’Ifj
Molti silenzi, qualche impegno disatteso, un’ostilità spesso mascherata da indifferenza. A leggerlo con gli occhi dei giornalisti israeliani il colpo di scena è maturato tra numerosi e inequivocabili segnali. Tanto che l’espulsione l’11 luglio dall’Ifj, la Federazione internazionale dei giornalisti, non sembra affatto averli colti di sorpresa. Ma da qui a parlare di rassegnazione ce ne corre. Perché i rappresentanti della stampa israeliana sono ben decisi a dare battaglia per riconquistare un ruolo sovranazionale. Anche a costo di scompigliare gli equilibri esistenti.
A raccontare in presa diretta i sentimenti e le emozioni contrastanti di questa vicenda che tanto interesse ha suscitato anche in Italia è il gruppo di giornalisti israeliani che a Roma hanno preso parte a un incontro con il presidente dell’Ordine nazionale Lorenzo Del Boca dedicato proprio alla recente vicenda dell’Ifj questo tema. “I problemi della categoria sono gli stessi in Italia e a Tel Aviv – ha sottolineato Del Boca – è indispensabile uno sforzo comune per capirli, affrontarli, risolverli: senza ricorrere al boicottaggio”. Da qui la decisione di fissare un momento di confronto a caldo, anche simbolico, senza attendere l’evolversi degli eventi.
I colleghi israeliani accolgono con gioia l’invito. “Da quando è nato lo Stato d’Israele – racconta Arik Bachar, segretario generale dell’Israel press council – abbiamo fatto l’abitudine a non avere troppi amici né appoggi particolari. Non siamo dunque rimasti troppo stupiti dalla decisione dell’Ifj. E’ stata invece una sorpresa molto piacevole avere ricevuto quest’invito dall’Italia”.
Al di là dei toni morbidi, la rabbia per quella che viene vissuta come una discriminazione è però forte. “La tessera da giornalista – sottolinea Bachar – è il nostro passaporto. Condividiamo lo stesso mestiere, la medesima etica professionale”. Perché dunque, si chiede, questo provvedimento che va a colpire la nazionalità? L’Ifj ha motivato la sua decisione con il mancato pagamento delle quote, protratto per alcuni anni. “Ma su questo punto – ricorda Haim Shibi della Federazione dei giornalisti israeliani – era stato trovato un accordo, sia per il pregresso sia per il futuro”.
Non è dunque una questione di quote come finora si è voluto lasciare intendere, ripetono i rappresentanti della stampa israeliana. Le ragioni dell’espulsione, lasciano intendere, vanno invece rintracciate in motivazioni di tipo politico. E con dovizia di particolari ricordano l’assenza di Israele dal board dell’organismo, la mancata partecipazione ad alcuni congressi, l’esclusione dalla commissione d’inchiesta su Gaza e un’indifferenza alle proposte israeliane così forte da indurli a prendere loro per primi le distanze da una federazione in cui era divenuto impossibile riconoscersi.
Non vi è però traccia di vittimismo in questo racconto corale. Gli spunti d’azione sono infatti molteplici. “Sono un israeliano nato in Marocco– dice Yosi Bar Moha, direttore generale della Tel Aviv Journalists Association– Anche per questo avverto da sempre una particolare sensibilità riguardo la realtà giornalistica dei paesi arabi. La volontà di collegarci alle loro associazioni è molto forte”. “La nostra – continua Bar Moha – è l’unica stampa libera e democratica dell’area mediorientale. Per questo abbiamo chiesto all’Ifj di farci incontrare i rappresentanti della Giordania, della Siria, dell’Egitto e dell’Iran così da poter avviare un dialogo”.
La richiesta pare sia stata finora ignorata. Ma i giornalisti israeliani rilanciano proprio da questa prospettiva. “La nostra volontà – dice Bachar – è quella di fare rientro nell’Ifj purché ci venga riconosciuto un ruolo”. Ma se ciò si rivelasse impossibile vi è la disponibilità ad avviare una cooperazione su base regionale da allargare magari all’Europa, Italia inclusa. E magari la possibilità di dare vita a un nuovo organismo che divenga punto di riferimento per un dibattito che promuova l’etica e la professionalità. Insomma, la sfida internazionale è aperta. Prossimo appuntamento a fine novembre a Eilat per l’incontro annuale della stampa israeliana. Invitato d’onore, il presidente dei giornalisti italiani Lorenzo Del Boca.
Daniela Gross