Molto rumore per nulla
I buoni e i cattivi «esistono in tutte le religioni.E’ strumentale pensare che ci sia una correlazione fra nazismo e cristianesimo, così come è ingiusto non ricordare che Benedetto XVI ha sempre condannato con la giusta forza gli orrori della Shoah». Ne è convinto l’ex rabbino capo di Israele, David Rosen, che interviene nella polemica sulle frasi pronunciate dal Papa prima dell’Angelus di domenica scorsa. Parole che – ricorda il direttore de L’Osservatore Romano Giovanni Maria Vian – «non appartengono a un trattato di storia, ma sono una riflessione a partire dalla memoria dei santi di questi giorni». Rosen spiega: «Io non voglio commentare le dichiarazioni del rabbino capo italiano: non sono bene inserito in quei contesti e non credo sia giusto giudicare o smentire le dichiarazioni rilasciate da chi invece lo è. Personalmente, non ho alcun dubbio sul fatto che Benedetto XVI sia totalmente convinto di continuare, nel miglior modo possibile, sulla traccia di Giovanni Paolo II. Segue con onestà il tratto che ha ereditato. Dal punto di vista invece delle polemiche sulla questione della sociologia o la teologia della Shoah, la risposta è semplice: non è il mio ruolo commentare la teologia del Papa. Abbiamo bisogno, tutti insieme, di ricordare che ci sono stati moltissimi buoni cristiani che – a rischio della loro stessa vita – hanno salvato migliaia di ebrei durante il terribile periodo delle persecuzioni naziste. Certo, ci sono stati anche cristiani cattivi: ma questo va inteso in un senso generale. Ci sono i buoni e i cattivi in tutte le religioni, che usano la loro teologia in maniera costruttiva e distruttiva. D’altra parte, il Papa ha ricordato più volte che la Shoah è stato il male peggiore del secolo ventesimo: e su questo non credo che nessuno possa essere in disaccordo». Stessa linea anche per Vian, che a Liberal sottolinea: «Quelle di Benedetto XVI erano brevi parole rivolte ai fedeli prima dell’Angelus. Il Papa, ricordando i santi di questi giorni (come aveva fatto già due domeniche fa), ha parlato di due martiri del nazismo: Edith Stein, la filosofa ebrea poi divenuta cristiana ed entrata tra le carmelitane con il nome di Teresa Benedetta della Croce, e Massimiliano Kolbe, francescano conventuale polacco che, deportato in un campo nazista, si offrì di morire in modo atroce al posto di un padre di famiglia condannato per una rappresaglia. In questo contesto, il Papa ha ricordato ancora una volta l’orrore dei lager, di tutti i lager, e della Shoah, come con grande chiarezza ha sottolineato Renzo Gattegna. Non c’è dubbio che da parte di Benedetto XVI ci sia un giudizio dito- tale condanna della Shoah, nonostante le opinioni secondo cui questo Papa saprebbe poco di storia e addirittura di filosofia: affermazioni che si commentano da sole. Benedetto XVI si è rivolto a tutti con parole semplici che non è proprio il caso di strumentalizzare, come ha detto il rabbino Rosen». Il nazismo – riprende il direttore de L’Osservatore Romano – «è stato caratterizzato da un’ideologia pagana, a cui purtroppo hanno aderito anche cristiani, ma che è stata nettamente avversa all’ebraismo e alle radici ebraiche del cristianesimo, e dunque al cristianesimo stesso. Non pochi oppositori in Germania, soprattutto cattolici ma anche protestanti, sono stati perseguitati e uccisi: basti pensare alle beatificazioni dei martiri del nazismo volute da Giovanni Paolo II. E storicamente fuori di ogni dubbio che nazionalsocialismo e cristianesimo siano realtà incompatibili. Per quanto riguarda il cenno al nichilismo, si tratta di un discorso che Benedetto XVI va facendo da molto tempo e che domenica ha ripreso, ben consapevole ovviamente della sua complessità e alludendo a grandi letterati e pensatori. Per ripetere che sostituirsi a Dio, o volerlo eliminare dall’orizzonte umano, porta frutti tremendi: come i lager, punta culminante di una realtà ampia e diffusa, spesso dai confini sfuggenti. Le reazioni critiche mi sembrano dunque del tutto infondate». Secondo Anna Foa, professoressa di Storia moderna all’Università La Sapienza di Roma, «le dichiarazioni di Di Segni e Laras, che riguardano la metafora della Shoah come male assoluto, vanno messe da parte: mi sembra che il Papa non abbia voluto fare un discorso storico sullo sterminio. Sofri sostiene invece che il pontefice abbia voluto dire: una persona che non è cristiana in un umanesimo cristiano è un qualcosa che porta al male assoluto. Non mi sembra che Benedetto XVI volesse dire questo; credo si tratti di polemiche giornalistiche. Ma credo che su questo qualcosa da dire ci sia: esiste un umanesimo non religioso che però tiene fede a valori etici forti. Non è necessario che l’etica sia sempre legata alla religione: non è un’etica del male, ma del bene. D’altra parte, come dimostra la storia, la religione ha portato al male. Non necessariamente la fede porta al bene, come non porta al male. In questo credo che Sofri abbia ragione, anche se il pontefice deve essere libero di usare la metafora della Shoah».
Vincenzo Faccioli Pintozzi, Liberal 12 agosto 2009