Redazione aperta – Raccogliere risorse per difendere il futuro dell’ebraismo italiano

Redazione aperta, le due settimane di lavori e di incontri, che hanno visto i giornalisti del Portale dell’ebraismo italiano www.moked.it impegnati a Trieste, ha concluso i suoi lavori con un incontro con Anselmo Calò, assessore al Bilancio e al Personale dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Tema dell’incontro le risorse a disposizione della minoranza ebraica in Italia e la possibilità di garantire un futuro alle nuove generazioni di ebrei italiani superando problematiche non facili. “È un dovere per gli ebrei italiani, ma è un’interesse per l’intera collettività reperire risorse che garantiscano la sopravvivenza di questa minoranza”, il pensiero dell’assessore. “La nostra comunità rappresenta valori, idee e culture insostituibili, è presente in Italia da millenni, fa parte della storia e della identità di questo Paese. Per questo è fondamentale garantirne la sopravvivenza”. Calò ha sottolineato l’importanza dell’otto per mille, il meccanismo con cui lo Stato italiano ripartisce una percentuale del gettito fiscale Irpef tra le varie confessioni religiose. Analizzando i dati della ripartizione del gettito Irpef del 2008 emerge che l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane ha raccolto il consenso di circa 63800 italiani e ha ottenuto risorse inferiori ai quattro milioni di euro. I valdesi, dal canto loro ottengono un numero di preferenze (e conseguentemente di introiti) oltre quattro volte superiore a quelle ricevute dall’Ucei.
Qual è il motivo di questa grande differenza numerica di sostenitori, visto che in Italia ebrei e valdesi si equivalgono numericamente? Di nuovo Calò: “Questa minoranza ha fatto una scelta determinata. Il denaro raccolto non viene utilizzato sul fronte interno, ma esclusivamente per progetti sociali, assistenziali e culturali. Agendo in questo modo ottiene la preferenza di molti laici. Anche le istituzioni degli ebrei italiani hanno provato nel passato a essere il punto di riferimento del mondo laico ma dobbiamo ricordarci che siamo costretti a spendere gran parte di queste risorse per mantenere vive le istituzioni ebraiche. Di conseguenza, oltre ai valori della laicità dobbiamo rappresentare altri valori insostituibili e dobbiamo svolgere il ruolo di garante delle minoranze e di una società articolata, ricca di identità e tollerante”.
Oltre sessantamila italiani, quindi, al momento di compilare la dichiarazione dei redditi hanno scelto l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, il loro numero è largamente superiore a quello degli ebrei in Italia. Esistono dunque decine di migliaia di cittadini non ebrei che testimoniano con la loro scelta la loro volontà di sostenere questa piccolissima minoranza nel nostro Paese. “Chi ci dà fiducia solitamente lo fa perché ha un livello di conoscenza del mondo ebraico significativo. Questo grazie al forte radicamento delle comunità ebraiche locali nel territorio” spiega l’assessore. In alcune regioni il dato è molto significativo. In Emilia Romagna, dove esistono quattro piccole comunità che non raggiungono mille iscritti complessivamente, quasi settemila persone hanno scelto l’Ucei. Più o meno la stessa proporzione può essere notata in Piemonte e in Veneto. I dati sono purtroppo meno confortanti in altre regioni italiane come per esempio il Lazio. Il risultato più interessante è però quello di alcune regioni del Mezzogiorno, dove non esistono comunità ebraiche all’infuori della piccolissima Comunità di Napoli che attualmente è responsabile di tutto il territorio dell’Italia meridionale e comprende anche l’antico insediamento ebraico di trani in Puglia. In Sicilia, Puglia e Sardegna l’Ucei ha raccolto un numero consistente di preferenze. Da dove deriva questa simpatia per il mondo ebraico? “Ritengo fondamentale l’aiuto delle istituzioni locali, che sono molto sensibili alle nostre iniziative culturali e che ci sostengono economicamente, favorendo la conoscenza del mondo ebraico nella popolazione. Quest’anno Trani è la città capofila della Giornata della cultura ebraica e la collaborazione della Regione Puglia è stata determinante per l’organizzazione dell’evento”. Calò ha poi parlato dei progetti di comunicazione dell’Ucei, sottolineando l’importanza strategica di rafforzare la community di italiani, ebrei e non ebrei, che vogliono battersi per garantire un futuro a questa minoranza. ” Il Portale dell’ebraismo italiano e altre iniziative di informazione e di cultura possono costituire a questo fine degli strumenti preziosi”. La comunicazione, secondo Calò, dovrebbe essere rivolta contemporaneamente sia verso l’interno (gli iscritti alle comunità ebraiche italiane), sia verso l’esterno (i non ebrei). Una domanda sorge però spontanea: servirà un linguaggio differenti per le due anime di questo pubblico così articolato? “ È importante che si parli un linguaggio chiaro ed efficace per tutti”. Un messaggio finale alla redazione: “Avete una grande responsabilità, trasmettere alla pubblica opinione il messaggio e i valori dell’ebraismo dell’ebraismo italiano.”

Adam Smulevich