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…cittadinanza

Nell’opinione pubblica israeliana si è aperta una discussione a proposito del destino dei figli degli immigrati clandestini. Alcuni sostengono che vanno espulsi, altri che devono rimanere. Si possono avere molte opinioni, ma al fondo la questione ruota intorno al confronto tra due criteri: il primo stabilisce che la cittadinanza discende da “ius sanguinis” ovvero la decide la famiglia di provenienza; la seconda opta per il criterio del “ius solis” ovvero ritiene determinate per la cittadinanza stabilire dove si nasce. E’ uno scontro che attraversa tutte le società investite da fenomeni migratori rilevanti. Non riguarda un dato di umanità: riguarda che cosa e come si pensa il futuro del proprio Paese nel processo di globalizzazione; quanto siano ancora validi e operativi i criteri e i fondamenti che hanno definito l’identità nazionale nell’epoca degli Stati-nazione. La domanda a cui bisogna rispondere, direttamente e indirettamente, è da che cosa è data l’identità di un Paese: se dai discendenti dei fondatori o da un progetto che prevede, che siano i soggetti presenti gli attori sociali, politici, e culturali a dire chi si è. Ovvero, se l’identità è una fedeltà al patto originario o la conseguenza di un confronto (che include sia lo scontro, sia l’assorbimento) con ciò che “sta fuori”. Un confronto che non è mai tra due enti astratti e sempre eguali a se stessi, e in cui l’identità che si vuol difendere e conservare, nel tempo si modifica e soprattutto “tradisce” un pò se stessa.

David Bidussa, storico sociale delle idee