…cittadinanza

Domenica scorsa 2 agosto su questa pagina, David Bidussa discuteva con molta finezza la questione del destino dei figli degli immigrati clandestini in Israele. Alle sue parole vorrei aggiungere una postilla. Concludeva, David, chiedendosi da che cosa sia data l’identità di un Paese: dai discendenti dei fondatori (dunque nel caso di Israele, dal vecchio Yishuv ebraico-palestinese e da tutti coloro i quali si sono aggiunti attraverso la Legge del Ritorno), o da un progetto che prevede che siano i soggetti presenti gli attori sociali, politici, e culturali a dire chi si è (inclusi dunque i discendenti dei lavoratori ospiti, per usare la traduzione italiana della parola tedesca che lascia sempre un pò sgomenti). Per dirimere il dilemma, però, andrebbe aggiunta la dimensione tempo. Il patto dei fondatori non riguardava solamente loro stessi e il loro tempo presente, bensí anche il loro futuro, che è il nostro presente, e il nostro futuro che sarà il presente dei nostri discendenti. Viste così le cose – fermo restando l’imperativo ebraico di inserire criteri di umanità e perfino di buonsenso nelle decisioni pratiche della politica – “ius sanguinis” non ha perso rilevanza, con tutta la cautela dovuta alle definizioni molto estensive della Legge del Ritorno. A meno che non si decida di disdire il patto fra lo stato d’Israele e il mondo ebraico. Ma per fare questo occorrerebbe una decisione motivata da un organo direttivo che, almeno per ora, non esiste.

Sergio Della Pergola,
demografo Università Ebraica di Gerusalemme