Cartoline – Agosto a Tel Aviv
Agosto. La Milano ebraica si svuota. La Tel Aviv italiana si anima.
Centinaia di ebrei milanesi tutte le estati puntualmente lasciano la città.
Se a luglio le preferenze si dividono tra Forte dei Marmi, Nizza e Milano Marittima, ad agosto la scelta cade quasi invariabilmente su una sola località: Tel Aviv. Un rito che si ripete ogni anno, coinvolgendo famiglie, giovani, anziani, coppie.
È un’atmosfera speciale che cominci a gustare già all’aeroporto di Malpensa. Mentre ti dirigi verso l’area check in riservata ai voli per destinazioni sensibili, cominci a cogliere qua e là qualche parola in ebraico, e a vedere giovani coppie, lei con la gonna, lui con la kippà, circondate da tre o quattro bambini vestiti uguali, ma di altezze diverse.
Poi ti metti in fila ad aspettare che il poliziotto ti controlli passaporto e biglietto, e qualcuno ti saluta. Magari un compagno delle elementari che negli ultimi dieci anni, pur abitando entrambi a Milano, hai incontrato solo in Israele ad agosto. “Che coincidenza! Anche tu qui! Stai in casa o in hotel? Quanto ti fermi? Davvero?! Allora ci incontriamo di nuovo al ritorno! Comunque prima ci vediamo a Frishman..”. Già Frishman (nell’immagine in alto). In altre parole, la spiaggia più amata e popolata dagli italiani in Israele ad agosto (ma anche a Pesach, e perché no, Succoth..). Il mondo è lì, la vita è lì, se non ci vai, è come se tu non fossi nemmeno in Israele (“Come!? C’eri anche tu in Israele questa estate?!? Ma io ero sempre a Frishman, e non ti ho visto!”). Dopo aver passato in spiaggia tutta la giornata, i ragazzi dai tredici, quattordici anni fino ai trenta, si ritrovano davanti a Frishman anche la sera, prima di spostarsi in uno dei locali del Namal (il porto), o alla gettonata discoteca Klara.
Mentre pensi a tutto questo, aspetti il tuo turno per la sicurezza della compagnia, e ti accorgi che ci sono almeno altre cinque o sei persone che conosci. Però le vedi così concentrate a rispondere alle domande degli addetti israeliani dall’aria severa, che decidi di salutarle più avanti. Tanto le occasioni non mancheranno, né durante il viaggio, né in Israele.
I bambini sfrecciano in giro e le mamma chiacchierano, mentre fai il check in con un po’ di apprensione, perché naturalmente due o tre chili di eccedenza bagaglio ci sono sempre. Insomma, ti stai lanciando nel periodo di più frenetica vita sociale e mondanità dell’anno, avrai pure bisogno di un guardaroba sufficientemente vasto a disposizione. E gli addetti al check in sembrano capire e, se possono, chiudono un occhio.
Bene, sei arrivato presto, ma tra file, saluti, e valigie enormi si è fatto tardi. Alla coda per passare il metal detector e il controllo passaporti di Malpensa friggi. E non solo tu, dato che sono pur sempre le giornate più calde e trafficate dell’anno, anche per quanto riguarda il trasporto aereo. Qua e là tra i serpenti che formano la fila, riconosci qualcun altro e gli rivolgi un cenno. In mezzo a quella ressa di più proprio non si può fare.
Prima di raggiungere l’uscita da cui imbarcarsi, voli tra il Duty Free, la toilette, l’edicola e il bar. Poi, quasi più carico che prima di spedire le valige, ti dirigi verso il gate.
Qui sembra di essere già arrivati a destinazione. Saranno gli israeliani seduti qua e là che riconosci subito, per come sono vestiti, in maniera sbarazzina, per usare un eufemismo, oppure il gruppo di ebrei riuniti in un angolo per la preghiera di Minchà, in un misto di abiti neri tradizionali, peot e blue jeans. Oppure la mescolanza di lingue. Ebraico, francese, italiano. Una donna parla in francese col marito, tiene a bada in figli emozionati per la partenza in ebraico e chiacchiera in italiano con un’amica. Dove altro la trovi una cosa del genere?
Poi ci sono i bambini, che scorrazzano allegramente, ridono, si ricorrono. Nessuno se ne preoccupa troppo, proprio come in Israele. In fondo poi si è tutti fra amici. E a proposito di amici, qua la vita sociale si può finalmente sbizzarrire. Alle domande di rito già elencate si aggiungono i “Che posto hai?” e “Speriamo che il volo non faccia ritardo”. A completare il quadro, ci sono le famiglie molto molto allargate, nonni, genitori, figli, a volte anche zii e cugini, in vacanza tutti insieme, che quando incontrano un altro gruppo multi-generazionale fanno festa, ognuno trova il giusto corrispondente con cui parlare la coda per l’imbarco fila via che è una bellezza.
A bordo il copione si modifica leggermente. Colpa della struttura logistica dell’aeromobile, che è molto adatta a fare salotto. Le mamme riescono a chiacchierare, ad ogni modo, e i bambini giocano. I papà leggono il giornale, i giovani, ovviamente, ascoltano l’iPod, gli anziani cercano di assopirsi.
Il volo scorre via lento, sono tutti impazienti di atterrare. Man mano che il tempo passa, le attività si affievoliscono, complice anche l’arrivo del pasto.
Poi finalmente si delineano fuori dai finestrini i profili della costa e dei grattacieli di Tel Aviv. L’aereo atterra all’aeroporto di Ben Gurion e, sbarcando, il profumo rovente dell’estate israeliana investe i nuovi arrivati.
Posto di riuscire a superare le temperature polari del controllo passaporti solo di poco superiori a quelle sofferte per l’area condizionata in aereo, dopo questa grande botta di caldo, puoi salutare tutti al nastro di ritiro bagagli, sapendo che non passeranno molte ore prima di rivederli in tenuta da mare.
Frishman Beach vi attende!
Rossella Tercatin