Lo strano caso di “Saints e Tzadiks” e della “Jewish-latino fusion”
Che la tradizione musicale ebraica sia vastissima, è un fatto assodato. Dalla musica klezmer a quella sefardita, dalla yemenita a quella israeliana, non basterebbe probabilmente una pagina di giornale per elencarne le diverse anime. Si può parlare infatti di musica ebraica come di “musica del mondo”, come la definisce il talentuoso artista Enrico Fink, il quale, nelle sue esibizioni, cerca di dimostrare come la musica ebraica, nelle sue innumerevoli sfaccettature, abbia influenzato le melodie di molte altre tradizioni culturali, in particolare dell’area mediterranea. Se però il legame tra musica ebraica yemenita e araba è evidente, alcuni musicisti vanno oltre e si sbizzarriscono talvolta in accostamenti, almeno in apparenza, bizzarri. La fusione di musica yiddish e musica irlandese è, per esempio, un esperimento curioso di cui si sono occupati la cantante irlandese Susan McKeown e Lorin Sklamberg, leader della band Klezmatics, che hanno appena realizzato il cd “Saints & Tzadiks”. Nel cd, che verrà messo in vendita nei prossimi giorni a New York, vengono suonate canzoni yiddish, canzoni popolari irlandesi e alcuni brani dove i due stili musicali si fondono. I due artisti intendono dimostrare l’esistenza di similarità tra le due tradizioni musicali e sensibilizzare la popolazione della Grande Mela del rischio che le due lingue, l’yiddish e l’irlandese, scompaiano in breve tempo dal territorio americano. “Sopravvivono grazie alla tenacia e all’ostinazione di pochi”, la constatazione di Sklamberg. “Saints & Tzadiks” intende sviluppare la conoscenza reciproca di due minoranze, quello ebraica e quella irlandese, che hanno plasmato l’anima della capitale economica degli Stati Uniti. Due mondi che sono raramente entrati in contatto. “Spesso chi ama la musica yiddish, conosce poco quella irlandese e viceversa. Perché scegliere tra musica irlandese e yiddish, se si possono apprezzare tutte e due?” il messaggio che vuole lanciare “Saints & Tzadiks”. Qual è, secondo i due artisti, la principale somiglianza tra i due generi musicali? La stessa carica di orgoglio e di fierezza presente sia nelle canzoni popolari irlandesi che in quelle ebraiche.
Un altro esempio di curiosa fusione tra due stili musicali all’apparenza molto diversi è quello che va sotto il nome di “Jewish-latino fusion”, che ha attualmente come maggior esponente il percussionista cubano Roberto Rodriguez. Rodriguez è un esule cubano che, sbarcato in Florida alla fine degli anni Ottanta, entra in contatto con alcune famiglie ebraiche del luogo, appassionate di mango e cha cha. L’incontro suscita in lui l’interesse verso la musica ebraica, in particolare verso la musica klezmer. Un interesse che si trasforma rapidamente in passione e che lo porta a cercare un punto d’incontro con le melodie del suo paese nativo. “El danzon de Moises”, il suo maggiore successo, lo consacra come musicista principe della “Jewish-latino fusion”. L’esperimento di fondere melodie ebraiche e caraibiche non è però novità. Risale addirittura alla fine degli anni Cinquanta. Una curiosa storia è alla base di questa fusione: nel 1959, un pianista ebreo, Irving Fields (nella foto in alto), si stava esibendo al piano bar di un prestigioso hotel di Boston, quando due coppie di fidanzati gli si avvicinarono e gli chiesero ciascuna di suonare la loro canzone preferita. Una coppia desiderava che Fields suonasse “I love you much too much”, una canzone ebraica allora molto in voga, l’altra “We wanna rumba”, un brano latino dal ritmo molto veloce. Per non scontentare nessuna delle due coppiette, Fields ebbe un’intuizione: perché non fondere i due stili musicali? Si mise al pianoforte e eseguì “I love you much too much”, ma con il ritmo di una rumba. Il pubblico apprezzò e chiese il bis. L’intuizione di Fields non si fermò a quella esibizione. Nello stesso anno infatti pubblicò “Bagels and Bongos,” un album di musica ebraica tradizionale adattata a ritmi latini. Il successo fu incredibile, visto che furono vendute due milioni di copie in tutto il mondo. Fields, che è il punto di riferimento di molti giovani musicisti latini, è ancora vivo. L’arzillo vecchietto (ha novantaquattro anni) continua ad esibirsi sei sere alla settimana in un locale italiano di New York e ha recentemente collaborato con Rodriguez nella realizzazione di un simpatico cd, “ Oy Vey….Olè!!!”, dove Fields, al piano, e Rodriguez, alle percussioni, riadattando in tonalità latine alcuni dei pezzi più famosi della tradizione ebraica.
Adam Smulevich