Il ghetto raccontato dai giornali non è il luogo in cui fu a lungo rinchiuso il popolo ebraico

Chiamano “ghetto” in questi giorni un quartiere di degrado e di crimini, dove alla polizia è arduo entrare. Si sa che i significati delle parole trapassano nella semantica storica e sociale. Ma il ghetto, il nostro ghetto, è ben altra cosa, con un senso di onore nella tristezza. Luogo di degrado, misero, malsano, ma non violento, se non in piccola eventuale misura, per cui ogni consorzio ha umane frizioni. La violenza veniva a ondate da fuori. Dentro era luogo di pace, nell’accettazione della clausura per fedeltà al retaggio, alla tradizione, all’Eterno. Era il luogo dove il calar del Sabato, come ancora nelle nostre sere, si riempiva di canto e di pace.

Bruno Di Porto, storico