Fumetto – Con Pascin Joann Sfar ridà colore al pittore Julius Mordecai Pincas

Non avrai altri dei al Mio cospetto. Non ti farai alcuna scultura né immagine qualsiasi di tutto quanto esiste in cielo al di sopra o in terra al di sotto o nelle acque al di sotto della terra. (Esodo XX, 2)

“Pascin” di Joann Sfar è una biografia fantastica e romanzata dalla vita del pittore Julius Mordecai Pincas (1885-1930). Pincas come Chagall e tanti altri pittori o aspiranti tali dell’Est, si era trasferito a Parigi nei primi anni del Novecento. Probabilmente abitò o lavorò a La Ruche dove conobbe lo stesso Chagall e Soutine, entrambi rappresentanti nel fumetto di Sfar. Il lavoro di Sfar ripercorre alcune momenti della vita del pittore, piccoli quadri dove cerca di rappresentare lo stile di vita, totalmente dissennato, le origini della sua pittura e gli archetipi con cui si è dovuto confrontare.
Prima di tutto il rapporto con il padre e con la madre, poi il rapporto ambiguo tra sesso e pittura, dove Pascin sembra spesso preferire il secondo, per cercare di ritardare il momento dell’addio dalla donna che occasionalmente ospitava a casa. Il tema del divieto della rappresentazione del divino e dell’uomo, fatto a Sua immagine e rassomiglianza, emerge nell’episodio dedicato a un incontro tra lui, Chagall e Soutine.
Il secondo, già profondamente attento ai temi religiosi, lo rimprovera per aver bestemmiato, ma non può nascondere di aver perseguito una strada che non era ben vista neanche nella più moderna comunità di Vitebsk. Soutine racconta di essere stato picchiato per aver ritratto il Rabbino della sua comunità. Questo tema è senza dubbio importante per cercare di capire anche la presenza e il contributo dell’ebraismo nel fumetto mondiale. In particolare in Europa dove si registra un particolare ritardo rispetto agli Stati Uniti, dove si potrebbe dire che non esisterebbe il comics book e i supereroi senza Stan Lee, Jack Kirby, e tutti gli altri fumettisti della Golden Age. Sfar con Pascin abbandona il percorso del racconto fantastico-giudaico che ha brillantemente costruito con Il Gatto del Rabbino, per raccontare la storia dell’ebraismo europeo. In questo caso la presenza di un autore come Pincas. L’autore francese ha lavorato a questo fumetto per quasi quattro anni, in un periodo di evoluzione e maturazione dello stile. Nei vari episodi che compongono la vita di Pascin possiamo notare una maggiore definizione della linea, che prende più sicurezza e corpo, gli elementi grafici sono più marcati e, per quanto possa esserlo, anche ordinati e chiari.
Per chi è abituato alla lettura de Il Gatto del Rabbino, la linea acquista maturazione dalla fine del 1998 quando Sfar racconta l’incontro tra i tre grandi pittori di cui si parlava prima. Nelle pagine precedenti spesso la linea definisce un ingombro ma non è sfruttato al meglio e possibili influenze con l’underground europeo o il fumetto umorista fanno ancora capolino nelle tavole. Dalle pagine che raccontano l’incontro con il pittore Antanas Žmuidzinavičius la linea di Sfar è ricca, carica di energia, prende vita e Pascin sembra quasi camminare da solo sul foglio. Forse il tema della sessualità e del sesso ricercato sempre e comunque con qualsiasi donna incontrasse Pascin può stancare per la sue eccessiva trattazione nel fumetto. Forse il lungo lavoro di anni ha fatto perdere a Sfar un percorso bilanciato nella scrittura della sceneggiatura. Sembra quasi che l’autore si diverta o si compiaccia nel disegnare la vita sessuale del pittore. Quasi che disegnare volesse dire osservare, guardare, sbirciare. Joann Sfar segna un punto a suo favore dimostrando ancora di poter maneggiare, come un artigiano, qualunque storia. Molto più abile nel raccontare il fantastico e il favolistico, soffre ma taglia il traguardo anche per il realistico, un pò come un scalatore che si accontenta di arrivare col gruppo all’arrivo della Gran Boucle.

Andrea Grilli

Pascin di Joann Sfar, 001 Edizioni, 2008