… ora di religione
Intorno alle reazioni di parte cattolica, in merito alla decisione del Tar del Lazio sull’ora di religione, bisogna registrare un “salto di qualità” e nuove novità che avranno valenza generale che ci accompagneranno a lungo. Qualcuno ha parlato della dimostrazione del carattere illiberale dell’illuminismo. E’ un giudizio privo di fondamento e che è a priori irricevibile. Non perché l’illuminismo sia incriticabile, ma perché il continuo ricorso a bollare, con concetti assunti come spregiativi, le opinioni e le convinzioni con cui non si è d’accordo, da chiunque si metta a-priori al di sopra delle parti, appartiene a una retorica che nella storia – passata e presente – è stata ed è propria delle culture illiberali, comunque fondate sull’intolleranza. Non è l’unica questione. Qualcuno ha anche dichiarato che quella sentenza ha un carattere illiberale perché disconosce: “l’ora d’insegnamento della religione cattolica in quanto appartenente alla cultura italiana”. Trovo che quest’affermazione implichi vari sottintesi. Li elenco in ordine sparso senza un preciso e predefinito ordine gerarchico.
Per la precisione mi pare che con quelle parole si dica che:
1) a trent’anni circa dalla scrittura delle intese con le molte confessioni religiose in Italia, ottimo sarebbe tornare alla situazione che precedeva, ovvero quella dove le altre confessioni, se presenti, erano al più tollerate;
2) l’ora di religione è l’ora di catechismo;
3) l’alternativa all’ora di religione cattolica non è l’educazione civica, o forse più propriamente una disciplina come “storia delle religioni”, ma è il “niente”, comunque un surrogato che non conta nulla e che soprattutto, a livello formativo, è il vuoto;
4) l’etica pubblica la distribuisce, la gestisce e la fonda l’ora di religione cattolica;
5) chi non si avvale dell’ora di religione cattolica, perciò stesso, rinuncia a un pezzo dell’identità nazionale. Se si avvale di un’ora di altro catechismo è tollerato, forse è recuperabile (vedremo in corso d’opera come), altrimenti è un cittadino a cultura parziale e a identità nazionale incompleta. Con queste premesse gli dareste mai un incarico pubblico? In ogni caso è un “cittadino sospetto” e come tale forse si auspica che domani sia tenuto sotto sorveglianza. Magari, con un verbo molto novecentesco, per rieducarlo.
David Bidussa, storico sociale delle idee