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L’importanza dell’azione dell’uomo

È ben nota l’azione benefica del Nilo, che con il suo straripamento rendeva fertile la zona irrigata; Mosè mette in risalto il contrasto fra la terra d’Egitto ed Eretz Israel: “perchè il paese che tu vai a conquistare non è come la terra egiziana dalla quale usciste, che si deve seminare e irrigare con il tuo piede, come se fosse un orto; il paese che voi state per conquistare è un paese di monti e di valli che viene irrigato dalla pioggia del cielo; una terra della quale il Sign-re prende cura, sulla quale continuamente si posano gli occhi del Sig-re dal principio alla fine dell’anno” (Deut. 11, 10-12). Ben sapevano gli Ebrei che era relativamente facile lavorare la terra bagnata dal Nilo, ben sapevano che gli Egiziani attribuivano al loro Nilo un carattere divino; e cosa c’era di meglio in Eretz Israel? Qui la situazione sarebbe cambiata, senza il Nilo tutto sarebbe dipeso solo dalla pioggia del cielo e questa viene concessa “se ascolterete i precetti che Io vi comando oggi” (ivi, 11,13); l’accento viene messo non sulla nostra preghiera, che pure ha la sua importanza, ma sul nostro “ascoltare i precetti”, cioè sul nostro compiere le mitzvot, fra le quali vi è anche quella del lavoro della terra; come spiega lo Sforno: “una terra della quale il Sign-re prende cura – guardando se le azioni dei suoi abitanti siano degne della pioggia o meno”.

Levinas ha definito l’Ebraismo una “religione adulta”, cioè non ti aspetti che tutto ti venga preparato da D-o, ma devi essere pronto ad essere partecipe con D-o nel mantenimento e sviluppo dell’opera della creazione. È la lezione che ci hanno dato i Maestri del Sionismo religioso e che talvolta anche noi sembriamo dimenticare, proprio qui nello Stato di Israele; abbiamo avuto un anno o due piovosi? Allora possiamo rinunciare a procedere nella realizzazione del progetto di desalinizzazione dell’acqua marina, meravigliandoci poi oggi se ci manca acqua, dopo uno-due anni di siccità…”non mettete alla prova il Sign-re vostro D-o” ci insegna Mosè (Deut.6,16) e i nostri Maestri, nella loro saggezza, dicono espressamente: “en somchim al nes” (non ci si basa sul miracolo, T.B., Kiddushin, 39), facendo cadere la responsabilità su chi sta inerte ad attendere un miracolo. In ogni campo dobbiamo assumerci le nostre responsabilità e agire con ponderatezza, valutando realisticamente la situazione e cercando di tutelare il bene del paese, anche se per caso si vedranno i frutti della nostra azione soltanto sotto un governo differente… La terra è sì stillante latte e miele (Deut. 11,10), ma per avere il latte ed il miele sappiamo bene che bisogna lavorare sodo.

Alfredo Mordechai Rabello, giurista, Università Ebraica di Gerusalemme