… responsabilità

Nei giorni scorsi i fatti del Canale di Sicilia hanno fatto dire a qualcuno che si è ripetuto in mare la dinamica propria della Shoah: qualcuno in viaggio verso la morte, molti che stanno a guardare, nessuno che interviene in soccorso. Il rischio dei paragoni è che poi tutti pensano di risolvere il problema valutando la pertinenza o meno del paragone. Così la conseguenza è stata un accumulo di parole, spesso senza senso, tra sostenitori e critici, ovvero l’ennesima discussione italiana (padani inclusi) senza conclusione, come da manuale. Il tutto, alla fine, per evitare di affrontare di petto il problema. Cosa impedisce di prendere atto che in maniera irreversibile si è finalmente e pubblicamente dissolto il mito del bravo italiano? Perché è così difficile ammettere e riconoscere che è questo ciò che è avvenuto? Credo che ci sia una ragione e questa consista nel fatto che ammetterlo implichi di assumerci le responsabilità di ciò che facciamo. Tanto più, che da quelle parti, non c’era nessun “tedesco cattivo” su cui scaricare la responsabilità dell’accaduto. E’ sempre amara la condizione di trovarsi senza la foglia di fico, o di far conto di cascare dal pero, soprattutto se non c’è qualcuno a cui passare il cerino acceso.

David Bidussa, storico sociale delle idee