Una vacanza diversa da tante altre

L’estate significa per molti, anche se non per tutti, vacanze. I giornali e le riviste sono piene di proposte di vacanze intelligenti. Le istituzioni ebraiche, specie quelle giovanili, non fanno eccezione e, tra queste, merita una menzione particolare quella organizzata dal DEC – Dipartimento Educazione e Cultura dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane – una vacanza in montagna che in realtà è molto più di una vacanza. Mancavo dal cosiddetto Campeggio per famiglie da oltre dieci anni (da quando dirigevo il DAC, Dipartimento Assistenza Culturale) e ho trovato un’atmosfera ebraica rilassante.

Famiglie con bambini piccoli e grandi (e anche nonni), lezioni, gite di gruppo e attività per tutti a cura del rabbino Roberto Della Rocca e della giovane coppia Daniel e Merav Piperno, una cucina perfettamente funzionante e disponibile a “sopportare” tutte le stranezze della cucina ebraica: il tutto in un albergo a tre stelle (il nome Campeggio si riferisce all’atmosfera gioiosa e non alle tende) gestito e riempito da Ruth Steindler, responsabile da molti anni dei Campeggi per famiglie sia per la ricerca dell’albergo che per gli approvvigionamenti e le iscrizioni.

Insomma, un ritorno a quella atmosfera che aveva caratterizzato i “campeggi storici” del DAC. Al numero limitato di famiglie di piccole comunità, hanno risposto all’appello anche famiglie delle due comunità maggiori e di una famiglia italoisraeliana, desiderose di compiere un percorso di conoscenza e di avvicinamento all’ebraismo.
Il “Campeggio DEC” è una proposta di vacanza ebraica intelligente per molti motivi.
In tempi in cui prevale il soddisfacimento del proprio “particolare”, della vacanza tutta singola alla ricerca di avventure e senza responsabilità verso la collettività e perfino verso la famiglia, l’aspetto più interessante è stato l’atmosfera che si respirava nell’Albergo – Campeggio, con una particolare attenzione verso chi poteva avere dei problemi di spostamento: gite per tutti, con l’attenzione a non perdere nessuno per strada etc.

Molto importante la ricaduta ebraica di questa iniziativa: in piena estate, quando molte comunità chiudono i battenti e non si sa dove “sbattere la testa” per dire un kaddish, fare un limmud (un’attività di studio) o per passare lo shabbath, il DEC si è trasformato in una comunità: i partecipanti hanno avuto la possibilità di una full immersion nell’ebraismo, dove ognuno poteva prendere ciò che più gli era congeniale – senza nessuna forzatura – avendo a disposizione tutti i servizi che una comunità deve fornire: studio, divertimento, preghiera, attività sociali, incontro con famiglie italiane residenti in Israele. Una comunità ebraica nel pieno senso del termine, un’esperienza che andrebbe rafforzata e moltiplicata, collegandola con le altre attività sociali e culturali che il DEC programma nel corso dell’anno, dedicate in modo particolare alle famiglie, un modello da seguire anche per altre comunità ebraiche e non. I convegni Moked e i Campeggi invernale ed estivo per famiglie, lungi dall’essere mere vacanze e incontri culturali, possono rappresentare per molte famiglie desiderose di fare un’esperienza ebraica a 360 gradi, l’occasione per vivere un ebraismo vivo da riportare almeno in parte nella propria comunità.
I dirigenti comunitari (presidenti, consiglieri e rabbini) dovrebbero contribuire a far crescere il Campeggio DEC, che, in un certo senso, dovrebbe far parte integrante della proposta culturale e sociale per le famiglie e i singoli delle Comunità.

Rav Scialom Bahbout

Al Moked di Spiazzo ha partecipato anche, con la sua famiglia, Joseph Sassoon, ebreo di origine siriana residente a Milano dal 1948, di professione sociologo. A Joseph abbiamo posto qualche domanda.

Come potresti descrivere in sintesi l’esperienza di questo Moked?
È stata una bella vacanza di montagna, trascorsa con amici e con persone di altre comunità o anche di Milano che non conoscevamo ma con cui si è creata una familiarità immediata, quasi sorprendente. Al tempo stesso, è stata molto più che una vacanza.
Cioè?
Al senso di trascorrere una vacanza famigliare piacevole si è aggiunta la consapevolezza di trovarci in un ambiente profondamente educativo in senso ebraico e in un’atmosfera molto calorosa e coinvolgente, capace di far sentire tutti benvenuti, parte del gruppo. Questo ha incentivato la conoscenza reciproca, gli scambi di idee, le riflessioni, lo studio, che si sono intrecciati ai molti momenti comuni di divertimento e allegria.
Quali aspetti ti hanno particolarmente colpito?
Dovrei farne una lista. La possibilità di far vivere ai nostri figli una vacanza basata sulla condivisione di aspetti identitari, educativi, etici. La loro felicità nel viverla, riuscendo ad intendersi subito coi loro coetanei anche appena conosciuti. La presenza di persone di tutte le età, dai bimbi molto piccoli agli anziani, che ha reso possibili momenti preziosi di scambio intergenerazionale. Il modo ad un tempo profondo e gioioso di assumere la dimensione religiosa, praticata con grande concentrazione e con calore: fantastica ad esempio è stata l’adesione entusiasta dei bambini nel cantare la Birkat Hamazon. Le lezioni di Talmud Torah di rav Roberto Della Rocca, un appuntamento di studio quotidiano proposto ad un livello molto alto ed assai stimolante per l’ampio spazio dedicato a domande e discussioni. La rassicurazione di una cucina d’ottima qualità, garantita kasher dal controllo rigoroso operato da Ettore Segre col valido aiuto del giovane Yehuda. La bellezza della natura delle montagne del gruppo Adamello-Brenta, meta delle nostre escursioni e dove non ero mai stato. Nonché lo spirito da ‘halutzim’ con cui tutti si preoccupavano degli inevitabili dolori di molti legati alle escursioni stesse (caviglie gonfie, ginocchia doloranti, piccole ferite, ecc.). Davvero le cose che mi hanno colpito sono state molte.
Cosa differenzia questa esperienza da altre iniziative simili offerte nell’ambito del mondo ebraico?
Mi sembra che la formula dei Moked sia in effetti diversa da ogni altra. Il fatto di raccogliere ebrei delle diverse comunità italiane, anche quelle piccole come Padova o Livorno, la distingue da ogni iniziativa presa in seno ad una singola comunità. Ed il fatto di prevedere persone di tutte le età la distingue dalle iniziative intercomunitarie offerte dai movimenti giovanili, quindi ovviamente non accessibili agli anziani. In questo modo diventa possibile creare occasioni uniche di contatto per tutti coloro che hanno a cuore tanto il valore della famiglia quanto l’educazione ebraica delle nuove generazioni.
Hai rilevato limiti o cose che si potrebbero migliorare?
La partecipazione a questo Moked, come agli altri organizzati dal Dec, si basa soprattutto sulla presenza di numerosi membri della Comunità romana – il che è un aspetto in sé assai positivo perché si tratta di persone particolarmente portate alla relazione e molto disponibili. Ma la scarsa presenza di ebrei della seconda comunità italiana, quella di Milano, come pure l’assenza di partecipanti da altre comunità minori, è sicuramente un limite che si dovrà cercare di superare.
Raccomanderesti questa esperienza ai tuoi amici? A chi soprattutto?
La sto già raccomandando. So di molti amici che tornano dalle loro vacanze scontenti di quello che hanno trovato: ressa, confusione, solitudine in mezzo alla massa. Per non parlare del vuoto di valori ideali e morali. Naturalmente è diverso se si va in Israele. Ma per tutti coloro che in vacanza finiscono per andare in un posto qualunque, per i genitori che vogliono mantenere i bambini in un ambiente ebraico, per le persone anziane che non sanno con chi passare l’estate, per i giovani che si annoiano per l’assenza di un vero dialogo, Moked come quello di Spiazzo rappresentano una scelta da prendere decisamente in considerazione.