rapporti affettivi…
Leggeremo questo shabbat la parashà di Ki Tetzè, che si apre con una casistica turbolenta: la donna violentata in guerra, le liti coniugali, i figli ribelli. Nel caso delle liti coniugali (Devarim 21:15-17) la regola riguarda un uomo che ha due mogli, cosa allora permessa, ma che questa regola fa appunto vedere che non è una bella idea. Se una delle due donne è amata e l’altra odiata, la Torà prescrive che i rapporti affettivi deteriorati non debbano comportare la perdita dei diritti ereditari della prole della moglie sfavorita. Ma chi è l’uomo e chi sono le donne? Sono casi generici o si nascondono allusioni? Impossibile che non ce ne siano. Chiaramente il primo esempio che salta alla mente è quello del nostro patriarca Giacobbe che appunto amava una moglie e non amava l’altra. La storia dei destini dei figli delle due – che è poi la storia della regalità e del potere in Israele – è strettamente intrecciata alla regola di Devarim. Ma c’è chi si è spinto oltre nella ricerca delle allusioni, come il Ba’al haTurim, che vede nell’uomo il Padre Eterno e nelle due donne Israele e gli altri popoli, dove – è qua l’originalità della lettura- Israele rappresenta la donna non amata. Ma questo non vuol dire che i diritti di primogenitura dei discendenti vadano persi. Sembra un’esercitazione teorica di esegesi, ma ci sono dietro problemi ancora attualissimi e non risolti di rapporti di primogenitura ed elezione tra Israele e altri popoli e fedi.
Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma