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infedeltà…

Questo Shabbat leggeremo quello che forse è il brano più terribile della Torà, il capitolo 28 di Devarim che annuncia le punizioni per l’infedeltà del popolo d’Israele. Lo faremo con le porte delle Sinagoghe chiuse in quel momento (chi è dentro è dentro e chi vuole entrare è meglio che aspetti un po’…). Tra le tante cose spiacevoli, l’annuncio della dispersione tra tutti i popoli “dove servirai altri dei … di legno e di pietra, e tra quei popoli non troverai riposo”(vv. 64-65). Cosa sia la dispersione è chiaro a tutti, ma che significa servire altri dei e in che modo è una punizione? Nella lettura “soft” proposta da Rashì, è un riferimento all’obbligo di pagare tributi ai sacerdoti di altri culti. Gli autori spagnoli, come Abrabanel, con davanti agli occhi le tragedie del loro tempo, vi vedono un riferimento alle conversioni spontanee e forzate, come tentativo di sfuggire ad una sorte peggiore. Ma come aggiunge Izchaq Arama, malgrado tutti i tentativi di scomparire, chi fugge non avrà riposo, perché sarà sempre perseguitato e sospettato. C’è però anche chi, tra gli antichi interpreti, rovescia il senso negativo del “non trovare riposo”: se Israele trovasse effettivamente riposo da qualche parte e per lungo tempo, si fermerebbe e non tornerebbe più alla vecchia casa, come la colomba di Noè. Il non trovare riposo significa che prima o poi Israele ritornerà alla sua terra.

Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma