“L’avvicinamento dei Lontani è una priorità” A Milano un confronto fra molte voci

I Lontani. Quegli ebrei che non sono iscritti alla comunità. Non frequentano le sinagoghe, le scuole o gli altri luoghi di aggregazione della vita comunitaria. Ma anche quelli che non usufruiscono dei servizi che le istituzioni ebraiche mettono a disposizione.
In meno di trent’anni gli ebrei iscritti alle comunità ebraiche italiane sono molto diminuiti. Sicuramente parte della responsabilità di questa drastica riduzione è da attribuirsi al calo demografico. La spiegazione però non è tutta qui.
Di questo si discuterà in incontro dal titolo “Quale futuro per la Comunità: rapporto tra Istituzioni e iscritti, vicini e lontani” che si tiene a Milano domani, lunedì 14 settembre, alle 20.45, nell’aula magna A. Benatoff delle scuole di via Sally Mayer, organizzato dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane insieme alla Comunità di Milano.
A moderare il dibattito sarà il Consigliere dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Yoram Ortona, che è anche assessore alla Comunicazione della Counità milanese. “In questo dibattito speriamo di avere l’occasione di analizzare il problema in un clima di serenità e rispetto – spiega Ortona – mi aspetto, da parte di coloro che sono stati invitati a intervenire, un contributo costruttivo nell’analizzare le cause del fenomeno, ma soprattutto nel proporre soluzioni per porvi rimedio.”
A spiegare come e con quali finalità nasce questo convegno, è anche Riccardo Hofmann, consigliere Ucei che si sta dedicando al problema dei Lontani.
Consigliere, come nasce l’idea di questo incontro?
Nasce dall’esigenza di proseguire l’analisi di questo problema, iniziata durante il Mokèd primaverile di Milano Marittima. Lavorare su proposte per riavvicinare quanti si sono allontanati dalla vita ebraica in qualunque forma, rappresenta una necessità assoluta, una questione vitale per il futuro dell’ebraismo in Italia. Mi ha colpito riscontrare quanta voglia ci sia di parlare di questo tema, sia negli addetti ai lavori, che nella gente comune.
Alla Comunità di Milano devo dire grazie per l’entusiasmo con cui è stata portata avanti questa iniziativa, specie dagli assessori alla Comunicazione, alla Cultura e ai Giovani, Yoram Ortona, Sara Modena e David Piazza.
Quali sono, secondo lei, le cause del fenomeno di progressivo allontanamento, a cui stiamo assistendo in questi anni?
Le ragioni di questa situazione sono diverse. A mio parere, è necessario concentrarsi sulla questione dei problemi sociali. In tanti non prendono parte alla vita della propria comunità perché non possono, o non vogliono, affrontare i costi che questo comporta, tasse di iscrizione, rette scolastiche, e così via. Questo nonostante i grandissimi sforzi che le istituzioni comunitarie compiono per venire incontro ai bisogni di tutti. Spesso le persone non vogliono neppure chiedere aiuto, o usufruire di servizi senza contribuire economicamente, perché lo percepiscono come contrario alla propria dignità. Di tutto questo è necessario che ci occupiamo.
E l’assimilazione?
Anche l’assimilazione naturalmente rappresenta un grosso problema nella questione dei Lontani. Tanti ebrei smettono di frequentare la comunità perché si allontanano dalla religione, e non si sentono più a proprio agio in molti contesti, pur mantenendo un’identità ebraica. A tutti noi capita di avere degli amici o conoscenti che vivono una situazione del genere, ma che allo stesso tempo sono sempre contenti di assistere a spettacoli teatrali, concerti, conferenze legati all’ebraismo. A loro dobbiamo cercare di rivolgerci, prestando attenzione a non esprimere giudizi in merito alle loro scelte.
Quale può essere quindi la chiave per raggiungere queste persone?
Sicuramente possiamo puntare sulle iniziative culturali. La cultura ebraica rimane un fattore di aggregazione fortissimo, anche per chi si è allontanato dalle pratiche religiose. In questo senso sarebbe auspicabile realizzare una sorta di Giornata della Cultura Ebraica rivolta non alla società esterna, ma alla vita interna delle comunità. Sarebbe importante, soprattutto per le più piccole, dove coinvolgere nella vita comunitaria il maggior numero di persone possibili diventa una questione di sopravvivenza.
Che ruolo può giocare l’Unione delle Comunità nel contesto che ha illustrato?
L’Ucei può e vuole dare un contributo fondamentale. La presenza del Presidente Renzo Gattegna all’incontro intende lanciare un segnale forte, per dimostrare quanto l’avvicinamento dei Lontani sia per noi una priorità assoluta.
L’Unione metterà in campo le risorse necessarie per iniziative che affrontino questi problemi, attraverso il contemporaneo e fondamentale coinvolgimento delle comunità ebraiche di tutto il paese. Un’ipotesi potrebbe essere la promozione di eventi itineranti, che si spostino da una città all’altra.
Ritengo inoltre che dovremmo puntare sullo strumento del consorzio tra comunità, ossia della creazione di un network che le unisca su base regionale, per consentire di mettere in comune le risorse umane, economiche e logistiche.
Spetta all’Unione il compito di fornire il supporto e l’esperienza per realizzare iniziative del genere.

Rossella Tercatin