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Settant’anni fa l’Inghilterra dichiarò guerra alla Germania. La responsabilità della morte di 70 milioni di persone, fra cui sei milioni di ebrei vittime della ritorsione tedesca, fu dunque degli Inglesi. L’ONU nel 1945 avrebbe potuto indagare sulle conseguenze della guerra e se gli Inglesi avessero rifiutato di collaborare, avrebbe potuto denunciare le perdite subite dai civili tedeschi senza dire nulla sulle attività della Germania nazista. Questo demenziale esercizio di sofistica descrive la metodologia del rapporto di Richard Goldstone per conto del Consiglio sui Diritti Umani dell’ONU sui fatti di Gaza e dintorni dello scorso inverno. Per Goldstone, un ebreo sudafricano, e i suoi tre aiutanti è onesto e intelligente pubblicare un testo basato solo su una delle parti in causa, Hamas, ma senza l’altra, Israele. Il risultato è un ovvio atto di accusa nei confronti dell’esercito e del governo israeliano, pieno di invenzioni, imprecisioni e illazioni non confermate da testimonianze incrociate. Israele aveva rifiutato di collaborare con Goldstone dopo che la sua aiutante inglese Christine Chinkin aveva scritto una lettera a un giornale negando il diritto di auto-difesa di Israele. Lo stato d’Israele sa mettere se stesso sotto accusa con gli abbondanti strumenti costituzionali di cui dispone, e lo ha fatto più volte. È giusto e importante da parte israeliana non perdere mai il senso dei valori etici ebraici, anche quando la “Realpolitik” impone decisioni difficili o anche crudeli. Ma la scelta di Israele di “non giocare” non paga in questa era super comunicativa. L’Aventino è sempre un grave errore strategico. È importante invece essere presenti e spiegare bene le proprie ragioni. Israele avrebbe dovuto preparare e diffondere in simultanea un proprio rapporto alternativo, altrettanto dettagliato, narrando tutta la propria verità. Cosí resta solo tutta la falsità.

Sergio Della Pergola, demografo, Università Ebraica di Gerusalemme