moked/מוקד

il portale dell'ebraismo italiano

Un libro per ricordare gli anni del Circolo Weizmann, pagine della nostra cultura e della nostra identità

“Quando iniziò la travolgente parabola del Circolo Weizmann ero troppo giovane per partecipare, ma ne sentii fortemente gli effetti indiretti: non si parlava di altro, […] la Comunità scopriva improvvisamente la psicoanalisi, c’era la corsa a partecipare o perlomeno ad ascoltare […]” Scrive il rav Riccardo Di Segni, rabbino capo della Comunità Ebraica di Roma, nella prefazione del volume Il Circolo Weizmann, Identità e cultura nella vita della Comunità Ebraica di Roma degli anni ’60 e ’70 a cura di Bice Migliau direttrice del Centro di Cultura ebraica di Roma, che sarà presentato oggi pomeriggio al Centro Bibliografico dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane alle ore 17.45.
Il libro edito dal centro di Cultura ebraica con il contributo della regione Lazio sarà presentato da Mario Toscano, Lia Levi, Natan Orvieto e Gianni Yoav Dattilo. “Il volume intende testimoniare un’esperienza importante della vita della Comunità di Roma negli anni ’60 e ci restituisce l’immagine di una comunità vitale che, dopo le tragiche vicende della persecuzione e della Shoah, mostrava un grande desiderio di ricostruzione” spiega Mario Toscano, nell’analizzare il principio ispiratore del volume che getta un fascio di luce sull’esperienza del Circolo Weizmann, luogo di confronto e di scambio di idee e soprattutto sulla figura del suo fondatore, Gianfranco Tedeschi, noto psicoanalista junghiano e presidente, in quegli anni, della Comunità ebraica di Roma, scomparso nel 2003.