Pierferdinando Casini: “Sul dialogo interreligioso mi sento in sintonia con Ratzinger”

Rapporti tra Vaticano e comunità ebraiche italiane, ma anche conflitto e speranze di pace in Terra Santa e relazioni diplomatiche tra Italia ed Israele. Questi gli argomenti principali affrontati in un’intervista con Pierferdinando Casini firmata da Giorgio Secchi, che esce sul numero di ottobre del Bollettino della Comunità Ebraica di Milano.
“Papa Ratzinger non ha mai scaldato i cuori del mondo ebraico italiano”, esordisce il giornalista con il leader dell’Unione di Centro. La replica di Casini, cattolico impegnato in politica per eccellenza, è un invito ad utilizzare “l’unica arma possibile per risolvere incomprensioni e reciproche diffidenze”, “il dialogo, un dialogo ormai consolidato, che per i cattolici è ripreso con il grande sforzo di riavvicinamento avviato con il Concilio Vaticano II”. Dialogo non sempre facile, che ha seriamente rischiato di naufragare dopo la reintroduzione, ad opera del papa tedesco, della preghiera del Venerdì santo per convertire gli ebrei, con rabbinato e mondo cattolico sull’orlo di una crisi diplomatica. Ma il politico bolognese è un grande ammiratore di Ratzinger e gli riconosce il merito di aver “smentito quanti in passato hanno tentato di arruolarlo nella cerchia dei sostenitori dello scontro di civiltà”. Per avvalorare la sua tesi, cita il viaggio in Terra Santa del maggio scorso e la grande importanza che questa visita ha avuto nelle relazioni tra mondo cristiano e mondo ebraico. Parlare di Israele significa anche esprimersi sul conflitto in atto con i palestinesi ed è in tal senso che Casini rivolge un plauso al presidente statunitense Barack Obama. Ne ammira il grande impegno nel processo di pace, simboleggiato dal famoso discorso all’Università del Cairo di qualche mese fa, che viene definito un evento “di portata storica”, contenente “il germe di una nuova speranza di soluzione dei conflitti che da troppo tempo infiammano il Medio Oriente”. Grande stima verso Obama, ma sono soprattutto Comunità internazionale ed Unione Europea, secondo il politico centrista, a doversi prendere la responsabilità di garantire la pace nella regione, proseguendo sulla stessa linea che viene portata avanti da anni (due popoli due stati). “Sono assolutamente convinto che la sicurezza d’Israele non sia necessariamente incompatibile con il riconoscimento di uno Stato per i palestinesi”, la diplomatica equidistanza di Casini verso le posizioni dei due popoli belligeranti, anche se traspare chiaramente dalle parole dell’ex presidente della Camera il forte legame di amicizia che lega Italia e Israele, “due Stati con un ampio nucleo di valori condivisi che traggono origine dalle comuni scelte di libertà e democrazia”. Ed è anche grazie al contributo delle comunità ebraiche italiane che questa affinità si rivela possibile.
“Ho avuto – racconta Casini – moltissime occasioni di conoscere e avvicinare il mondo e la cultura ebraica e le mie visite ad Auschwitz e allo Yad Vashem hanno lasciato segni incancellabili. Sono stato due volte ad Auschwitz. La prima nel 2002, la seconda, sempre come Presidente della Camera dei Deputati nel maggio del 2003, sono state entrambe esperienze che mi hanno scosso nel profondo. In quei luoghi la mia coscienza ha avvertito tutto il peso del male assoluto, del buio della ragione, dell’abisso in cui il furore ideologico può far sprofondare l’essere umano. Ho sentito per intero la responsabilità che ci viene trasmessa ogni giorno dai sei milioni di vittime ebree dello sterminio, di continuare a cercare forme e parole nuove per raccontare quello che è accaduto, per orientare i passi di chi vive oggi e di chi verrà domani sempre in direzione delle ragioni del primato dell’uomo e della dignità umana. Sono sensazioni che ho riprovato anche nelle mie visite allo Yad Vashem a Gerusalemme, l’ultima nel gennaio dello scorso anno”.
Unica persona appartenente al mondo dell’ebraismo italiano che Casini dichiara esplicitamente di conoscere è la presidente del Keren Hayesod Johanna Arbib. Ma nel corso della sua esperienza di Presidente della Camera, e come Presidente dell’Unione Interparlamentare, l’uomo politico afferma di aver mantenuto rapporti frequenti e cordiali con numerose personalità del mondo ebraico. “Ricordo con piacere ad esempio, quando presiedevo Montecitorio, gli incontri con i Presidenti della Knesset Avraham Burgh e Reuven Rivlin, con l’allora ministro degli Esteri Benjamin Netanyahu e con il Primo Ministro Ariel Sharon, prima della terribile emorragia che lo ha costretto in coma. Così come importanti sono stati i colloqui e gli scambi di vedute con l’ex ministro degli Esteri Silvan Shalom, che ho incontrato nell’ambito dell’attività dell’Unione Interparlamentare”.
“Anche sul fronte dell’associazionismo ebraico, americano e italiano, ho avuto svariate occasioni di contatto con numerose personalità: penso ad Abraham H. Foxman, direttore della Anti Defamation League, ad Harley Lippman e a David A. Harris, direttore dell’American Jewish Committee, o a Johanna Arbib, presidente del Keren Hayesod. E naturalmente sono state davvero numerose le occasioni di incontro per la commemorazione delle vittime della follia nazifascista, anche in Italia, e dei gesti eroici di coloro che misero a repentaglio la loro vita per salvarne altre con una serie di eventi organizzati dalla Camera dei Deputati quando ero Presidente: penso al film su Giorgio Perlasca, l’eroe italiano che salvò 5 mila persone, utilizzando qualunque mezzo gli si presentasse per sottrarre agli aguzzini anche solo una vita in più, o alla commemorazione di don Arrigo Beccari e del medico Giuseppe Morreali che salvarono i ragazzi di Villa Emma, a Nonantola”.