La cultura, l’Osservatorio ‘Articolo3’, il dialogo con i concittadini. Gli ebrei di Mantova progettano il futuro testimoniado il passato

Una storia immensa da testimoniare, una città simbolo dell’Italia della cultura, una Comunità ebraica piccola, complessa e gloriosa da governare. Un passato da raccontare e un futuro tutto da inventare assieme ai concittadini. Ne parliamo con Fabio Norsa (nell’immagine circondato da un gruppo di giovani della sua città durante una delle visite ai luoghi di sterminio in Polonia che il Comune offre agli studenti), Presidente della Comunità Ebraica di Mantova e Consigliere dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.
Presidente, prima di tutto un commento sul Festival della Letteratura che si è svolto questo autunno e che attira a Mantova centinaia di migliaia di italiani attenti al mondo della cultura.
Anche quest’anno è stato un grande successo, di pubblico e di contenuti. Un momento magico per la città di cui ha beneficiato indirettamente anche la comunità ebraica. Abbiamo un grande vantaggio, il fatto che il Festival coincida spesso con le nostre festività. Negli anni scorsi, per esempio, abbiamo avuto in sinagoga Amos Oz e Gad Lerner e ciò ha contribuito a catalizzare ancora di più l’interesse della gente nei nostri confronti.
Nel corso delle varie edizioni della manifestazione letteraria avete presentato qualche libro sul mondo ebraico mantovano?
L’anno scorso, sui banchi del Festival, era in vista “Il giardino degli ebrei”, un dettagliatissimo volume, edito da La Giuntina, che racconta la storia dei cimiteri ebraici del mantovano, memoria storica e culturale della nostra presenza sul territorio.
Una considerazione sulla Giornata Europea della Cultura Ebraica che si è svolta recentemente. Com’è andata a Mantova?
Bene, c’è stata una buona affluenza, milleduecento persone circa, che hanno visitato i numerosi siti ebraici in città e provincia. Questo è un territorio ricco di presenza ebraica, una volta c’erano ben sessantaquattro insediamenti nella zona. Adesso sono molti meno ma l’interesse che ci circonda è davvero considerevole. Questo si deduce anche dai dati della raccolta dell’Otto per Mille, analizzando i quali si può riscontrare come a Mantova ci sia il numero più elevato, proporzionalmente al numero di abitanti, di persone che hanno scelto l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Un risultato straordinario, se si pensa che gli ebrei in città sono solo un centinaio.
Pochi ma buoni, verrebbe da aggiungere. Quali sono le maggiori difficoltà e le sfide principali da affrontare nella gestione di una piccola comunità come quella mantovana?
Innanzitutto vorrei sottolineare come mandare avanti una piccola comunità sia probabilmente più facile che essere a capo di una grande, nonostante le evidenti problematiche causate dalla scarsità di risorse umane a disposizione. C’è un contatto più immediato con le persone ed è possibile tenere più facilmente tutto sotto controllo. Nel nostro caso, viviamo molto sul volontariato ed è per noi indispensabile l’impegno in prima persona dei consiglieri. Possiamo contare inoltre su un ottimo rapporto con le istituzioni locali, con le quali collaboriamo in molti progetti, come ad esempio “Articolo 3, Osservatorio sulle discriminazioni”, forse il fiore all’occhiello delle iniziative a cui partecipiamo.
Ci vuole descrivere di che cosa si occupa l’Osservatorio?
Volentieri. È un’esperienze unica nel suo genere sul territorio italiano. Sostenuto da Comune, Provincia e Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, riunisce realtà eterogenee (ebrei, sinti, Arcigay e disabili) e monitora costantemente che non avvengano discriminazioni nei confronti di questi soggetti e più in generale nei confronti di persone svantaggiate, come immigrati e minoranze. Andiamo spesso nelle scuole a parlare della nostra attività e, al fine di potenziare le funzioni dell’Osservatorio, stiamo pensando di aprire a breve uno sportello per il pubblico e una rete di consulenza legale.

Adam Smulevich