Qui Firenze – Nuovi orizzonti di partnership tra imprese israeliane e italiane

“È assolutamente fondamentale rafforzare la cooperazione tra aziende italiane e aziende israeliane. Israele, infatti, rappresenta un sistema industriale avanzato e un ambiente dinamico, aperto all’innovazione, la cui tecnologia è approdata in tutto il mondo, facendo diventare Tel Aviv una delle capitali mondiali dell’high tech”. E con queste parole che Riccardo Bartolozzi, vicepresidente di Confindustria Firenze, introduce il convegno “Israele e Cina – Le opportunità per le imprese italiane”, svoltosi nelle sala conferenze della sede fiorentina dell’organizzazione.
I relatori insistono molto sui grandi risultati raggiunti dal sistema economico israeliano negli ultimi anni, frutto degli ingenti investimenti effettuati nel campo della ricerca e sviluppo. Soldi spesi bene, come sottolinea Rodolfo Foti, presidente dell’Associazione Italia Israele di Firenze: “È estremamente simbolico che ci troviamo in questa sala nello stesso giorno in cui una scienziata israeliana, Ada Yonath, è stata premiata con il Nobel per la Chimica” Gli investimenti israeliani in R&S sono, come detto, una delle ragioni primarie del successo delle aziende israeliane ed includono anche importanti accordi di cooperazione internazionale, come quello con il nostro paese. “Gli stanziamenti per un fondo comune tra i due paesi sono stati recentemente triplicati (un caso più unico che raro visto che in Italia di solito si cerca di ridurre, e non certo di aumentare questo genere di investimenti). Segno tangibile degli ottimi rapporti tra il governo israeliano e quello italiano”, interviene Livnat Rosiner, consigliere per gli affari economici e scientifici dello Stato d’Israele. Quali siano i principali vantaggi competitivi nell’investire in Israele e nel creare partnership commerciali con aziende del paese, è sempre la Rosiner a spiegarlo: “Abbiamo una forza lavoro altamente istruita e una forte imprenditorialità manageriale. Siamo, inoltre, un’economia globalmente aperta”. Ed è proprio quest’apertura verso il resto del mondo che rende la Cina un target molto attraente. Ci sono due dati sui quali riflettere, come suggerisce Thomas Rosenthal della Fondazione Italia Cina. Innanzitutto, il fatto che circa il trenta per cento delle esportazioni cinesi riguardino l’high tech, settore nel quale l’economia israeliana eccelle. Poi, che le multinazionali straniere operanti in Cina rappresentino il sessanta per cento delle esportazioni totali del paese asiatico. Dato che sale vertiginosamente, oltre l’ottanta per cento, se si considera esclusivamente l’export di prodotti tecnologici. Dunque, “una grande opportunità sia per le aziende israeliane che per quelle italiane, che potrebbero investire in Cina sia singolarmente che congiuntamente”. Soprattutto in due settori, quello delle tecnologie ambientali e quello delle attrezzature mediche.
Sulle grandi possibilità che il mercato cinese offre ai due paesi insiste anche Gianfranco Elia Valori, noto dirigente d’azienda. Non presente per motivi di salute, l’ex presidente dell’Unione Industriali di Roma ha comunque inviato una copia della sua relazione. “Mentre il sistema produttivo europeo e mediterraneo si trova a sostenere un sistema di costi che non gli permette la gestione di un sistema globale – si legge – la Cina si propone come hub globale. Il che favorisce, per motivi di sovrappopolazione relativa e di formula produttiva, proprio Italia ed Israele, che sono paesi geopoliticamente centrali nel Mediterraneo, e che hanno un eccesso di know how rispetto alle loro strutture produttive. Per Italia e Israele, la possibilità di espandere i propri investimenti in Cina è quindi, per usare una formula della Teoria dei Giochi, una scelta win-win. Ogni operazione produce un risultato positivo. E questo accade sia sul piano economico che su quello geopolitico”.
In poche parole, parafrasando Marco Bellocchio, “la Cina è vicina, potenzialmente vicinissima”.

Adam Smulevich