Simchat Torà – Unitevi alla danza

Gli ebrei occidentali possono provare imbarazzo davanti alle danze estatiche, ma la festa di questo fine settimana è il momento per mettere da parte ogni inibizione.
La scena che si ripresenta ogni anno per Simchat Torà nelle sinagoghe è invariabilmente la stessa. Un gruppo di uomini devoti, con in mano i Sefer Torà, fanno del loro meglio per schivare la bimah su uno sfrenato sottofondo di rumore e bambini fuori controllo. Ai lati stanno gli altri adulti, per la maggior parte genitori e nonni indulgenti.
Alcuni sono leggermente divertiti. Molti sono imbarazzati e non aspettano altro che il termine della funzione. Qualche volta, un danzatore proverà a trascinare uno di questi adulti nelle danze. Molti rifiuteranno educatamente, ma fermamente; alcuni andranno solo per qualche minuto più per simpatia che convinzione. Molto prima dell’ultima hakafah, la folla inizia a rimpicciolirsi perché la gente ha perso interesse. Quando è il momento di leggere la Torà, la sinagoga, adesso mezza deserta e piena di carte di caramelle e bandierine di carta stropicciate, ricorda una festa di compleanno dopo che gli ospiti sono andati via.
Per tanti Simchat Torà non è molto di più di una festa per bambini celebrata quasi come un’aggiunta alle più serie e adulte feste di Rosh Hashanà, Yom Kippur e Sukkot. Ma non c’è nulla d’infantile in Simchat Torà: è un momento di connessione profonda con la Torà e serve da ponte decisivo tra questo primo mese dell’anno ebraico e i successivi undici. Allora perché non riusciamo a dare a questa festa il dovuto? Che cos’è che rende Simchat Torà difficile da prendere seriamente? Penso ci siano due spiegazioni: una fisica e l’altra psicologica.
Quella fisica è che quando giunge Simchat Torà siamo esausti. Rosh Hashanà, Yom Kippur e Sukkot sono una maratona di presenze in sinagoga e (salvo Yom Kippur) di pasti sontuosi. Simchat Torà soffre del fatto di essere alla fine di questa maratona quando l’eccitazione si è esaurita, i livelli di energia sono bassi e la tensione è alta. Ma ciò non spiega interamente la marginalità della festa: per questo credo che ci sia un’altra spiegazione, il fattore psicologico. Istintivamente la danza rituale ci mette in imbarazzo e questa festa è celebrata con danze rituali.
Una danza libera, indisciplinata è una forma di arresa. È una maniera di lasciarsi andare. Quando qualcuno si lascia trasportare dalla danza estatica, entra in una nuova dimensione. Questa permette alla gente di uscire dalle loro vite ordinatamente ordinarie e assumere un’identità nuova, libera e senza inibizioni, anche se soltanto per un momento. Per questo la danza è così emozionante. E così si spiega la scatenata atmosfera delle discoteche. Nella stessa maniera, è il senso d’abbandono e di resa che rende la danza rituale intimidatoria. Arrendersi per lunghe ore alla pulsante musica techno di una discoteca è facile perché non richiede altro che divertirsi. Non c’è niente di serio e dopo aver una bella dormita la vita ritorna normale. Arrendersi ad un’esperienza religiosa, tuttavia, è un’altra cosa perché vuol dire aprirsi a nuove percezioni e bisogni religiosi. Gli ebrei occidentalizzati generalmente non si danno ad espressioni di estatica devozione religiosa. Ci piace essere in controllo e mantenere l’equilibrio emotivo. Tranne che per alcune significative eccezioni, molte sinagoghe non scoppiano esattamente in canti estatici e danze.
Quando, talvolta, un fedele entusiasta supera le sue inibizioni gesticolando od oscillando incontrollabilmente, molti osservatori si sentono a disagio. In verità abbiamo una ricca storia di entusiastica devozione religiosa che qualche volta include danze estatiche. Miriam condusse le donne con canti e danze al Passaggio del Mar Rosso, Re Davide danzò con tutte le sue forze quando portò l’Arca dell’Alleanza a Gerusalemme. Al Tempio, le funzioni quotidiane prevedevano canti e musica. Molto importante era l’intera notte dedicata alle danze estatiche durante Sukkot. Questa esperienza religiosa era così potente che il Talmud credeva conferisse il potere della profezia ai partecipanti. Simchat Torà ci presenta quest’aspetto della nostra tradizione. È un’opportunità meravigliosa di esprimere la nostra identità su un livello puramente emozionale. Ci spinge a lasciare andare le nostre inibizioni e ad abbracciare la Torà, non a un livello intellettuale ma profondo.
Durante Simchat Torà leggiamo il verso da Deuteronomio 33:4 “La Torà che ci ha comandato Mosè è eredità della radunanza di Giacobbe”. Esso illustra il legame che abbiamo con la Torà che non è l’esclusivo campo d’azione di alcuni studiosi, ma l’eredità di ogni ebreo. È la sorgente della nostra vita spirituale e della nostra identità. Danzare con la Torà conferisce piena espressione a questa idea.
La nostra connessione con la Torà trascende tutte le distinzioni intellettuali: durante Simchat Torà non celebriamo studiando la Torà, ma danzando con essa.
Perciò quest’anno abbandonate le vostre inibizioni e danzate. Danzate perché avete la fortuna di appartenere ad un popolo che D-o ha benedetto con la Torà.
E che possiamo tutti arrivare alla profonda realizzazione di quando grande sia questa benedizione.

Rabbi Naftali Brawer – Londra
(versione italiana di Rocco Giansante)