Adei Wizo – La cerimonia di premiazione Doron e Zeidman raccontano la genesi dei loro scritti
“Questo libro è stato un incidente. Volevo fare la professoressa, non la scrittrice. Ma il successo di Perché non sei venuta prima della guerra? mi ha cambiato la vita. Ho interrotto il mio lavoro di ricerca e ora sono alle prese con il sesto romanzo”. Così Lizzie Doron, prima classificata al premio letterario Adei Wizo Adelina Della Pergola, ha ripercorso la genesi del volume che le ha conquistato un ampio pubblico sia in Israele sia nel nostro Paese nel corso dell’affollatissima cerimonia di premiazione a Trieste che ha visto la partecipazione di Roberta Nahum, presidente nazionale dell’Associazione donne ebree italiane, Marina Sagues e Liora Misan Zeira che presiedono la sezione triestina, Cristina Benussi, Giorgia Greco, Daniela Misan, e Francesca Vigori. Al tavolo dei relatori, insieme a Lizzie Doron, Boris Zaidman che con il suo Hemingway e la pioggia di uccelli morti si è piazzato al terzo posto mentre il secondo è stato assegnato a David Grossman per il suo A un cerbiatto somiglia il mio amore.
Alla base del successo del volume di Lizzie Doron, la sua capacità di ricostruire con delicatezza i silenzi enigmatici della madre, sopravvissuta ai campi di sterminio. Ma, spiega l’autrice, “mi è difficile parlare di questo testo in qualità di scrittrice”. “Il libro – racconta – è nato perché mia figlia stava preparando a scuola una ricerca sulle sue radici famigliari. Ho pensato che uno scritto sulla mia infanzia poteva esserle utile, così ho preso tre mesi di ferie dall’università e mi sono messa al lavoro”. Il risultato supera però rapidamente l’ambito scolastico. “Dopo aver concluso il testo – continua Lizzie Doron – ho ricevuto molte proposte di pubblicazione che per un anno e mezzo ho rifiutato. Poi, dopo l’uscita del libro, per lungo tempo non ce l’ho fatta a entrare in libreria per l’imbarazzo: questo è un libro intimo, ingenuo”.
Assai diverso il mondo di Boris Zaidman che nel suo romanzo ripercorre i luoghi e le atmosfere della sua infanzia sovietica. Nel suo caso l’antisemitismo, che nell’opera della Doron vive di rimandi costanti, è un’esperienza diretta che però a lungo non trova la sua portata storica. “Prima di arrivare in Israele – ricorda – non avevo mai sentito parlare della Shoah. Sapevo che i tedeschi non amavano in modo particolare gli ebrei. Ma era un concetto per me oscuro e misterioso”. L’arrivo in Israele, a 13 anni, muta di colpo il suo senso delle cose e gli schiude un’identità nuova. “Gli anni in Unione sovietica – conclude – non sono comunque stati i peggiori della mia vita: sono stati invece i più felici, forse perché erano quelli dell’infanzia”.
E ancora il ricordo ha segnato la conclusione di questo pomeriggio letterario del premio Adei Wizo Adelina Della Pergola (“un riconoscimento che vede la cultura come momento di crescita e ponte tra i popoli”, ha sottolineato la presidente Roberta Nahum). Lizzie Doron ha rievocato infatti la sua giovinezza all’Università Bar Ilan. “Era il 1975 e dovevo preparare una serie di esami. Sul tabellone trovai le lezioni di demografia. Docente, Sergio Della Pergola. Il suo nome mi sembrò una musica, così mi iscrissi. Il giorno della lezione vidi entrare in classe un uomo distinto ed elegante. Rimasi affascinata e seguii il corso tutto l’anno, mangiandomi il professore con gli occhi senza però imparare nulla di demografia”. “Al momento dell’esame ricevetti il voto più basso della classe. Lui mi convocò e cercò di capire cos’era successo, come mai quel voto dopo una frequenza tanto attenta e assidua. Con puro orgoglio polacco gli spiegai che la demografia non mi piaceva per nulla. E per non abbassarmi la media cancellai il corso dal piano di studi. Con questo premio letterario intitolato ad Adelina Della Pergola nella mia vita in qualche modo si chiude un cerchio”.
Daniela Gross