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Troppa confusione nel dibattito sull’ora di religione nelle scuole

Sono talvolta perverse le vie dell’informazione e dei commenti collegati: in questi giorni ho visto arruolare il rabbino Di Segni tra i sostenitori dell’ora di religione cattolica dura e pura nella scuola pubblica, poi di quella islamica ed ho anche letto un lancio ANSA, direi troppo sintetico, che attribuiva al rabbino capo di Roma un’affermazione non corretta, ovvero che l’ora di religione ebraica nella scuola pubblica “esiste già” e che questo diritto è “dunque riconosciuto,anche se non esercitato”. Da articoli più analitici si evince come il rabbino della capitale avesse invece ben inquadrato il punto.
Vale allora la pena di ricordare cosa recitino le Intese con lo Stato (art. 10 – Istruzione religiosa nelle scuole):
“La Repubblica Italiana, nel garantire il carattere pluralista della scuola, assicura agli incaricati designati dall’Unione o dalle Comunità il diritto di rispondere ad eventuali richieste provenienti dagli alunni, dalle loro famiglie o dagli organi scolastici, in ordine allo studio dell’ebraismo. Tali attività si inseriscono nell’ambito delle attività culturali previste dall’ordinamento scolastico. Gli oneri finanziari sono comunque a carico dell’Unione o delle Comunità.”
Una volta tanto non mi pare si possa dire che un testo di legge non parla chiaro!

Gadi Polacco, Consigliere dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane